Balle Spaziali: il pericolo della falsa scienza - Incontro con l’astrofisico Luca Perri
 
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Balle Spaziali: il pericolo della falsa scienza

Incontro con l’astrofisico Luca Perri

Foto di Valentina D'AulerioSabato 3 febbraio, il Polo Liceale Mattioli ha avuto il piacere e l'onore di ospitare il divulgatore scientifico Luca Perri, astrofisico de L’Officina del Planetario di Milano, dell'Università  dell'Insubria e dell'Osservatorio di Milano Brera, astronomo presso l'Osservatorio di Merate, campione italiano e finalista internazionale di FameLab 2015, il talent show sulla divulgazione scientifica.

Con il supporto della DeAgostini Scuola, uno dei principali operatori di editoria scolastica in Italia, Ente Formatore accreditato dal Miur, l'incontro, intitolato "Balle Spaziali: il pericolo della falsa scienza e l'utilità della vera scienza inutile", è stato diviso in due parti.
Nella prima, un quiz sulle bufale scientifiche: il pubblico è stato invitato a scegliere quale, tra due affermazioni relative alla scienza e allo spazio, fosse falsa.

Gli studenti hanno scoperto che il famoso razzo che doveva spedire il primo uomo nello spazio aveva il 60% di probabilità di esplodere. Dopo prove fatte senza esseri umani (nelle quali i razzi finivano disintegrati in tre casi su cinque) si è deciso di mandare Alan Shepard.

La notizia in circolo da molto tempo che l'Unione Sovietica avesse forti dubbi sull'allunaggio è stata definita falsa. I primi ad aver messo in discussione l'allunaggio dell'Apollo 11 sono stati due americani, Keysing e Reid che, nel 1976, hanno pubblicato il libro "We never went to the moon" (Non siamo mai stati sulla luna). Secondo la loro teoria, la Nasa, per battere la Russia nella "gara all'allunaggio", avrebbe assoldato il famoso regista Stanley Hubrick per registrare una falsa discesa sulla luna, minacciando di rivelare l’adesione di suo fratello al comunismo (Hubrick però non ha mai avuto un fratello!).

Ci sono diverse prove dell'allunaggio americano, ad esempio i 400 kg di roccia lunare portati indietro dalla spedizione, gli specchi posti sulla superficie del satellite (con cui tuttora si misura la distanza Terra-Luna), i sismografi posizionati nella medesima missione. Per i più scettici, Perri precisa che non è possibile, per la difficoltà dell'azione, installare dei sismografi con dei robot. Alcune foto scattate durante l'allunaggio dell'Apollo 11 sono identiche alle rilevazioni fatte da una mappatura nel 2008-2009. Da altre immagini della superficie lunare si possono facilmente riconoscere le impronte degli astronauti americani arrivati sul suolo grazie alla diversa colorazione della sabbia superficiale da quella in profondità. La spedizione coinvolse, in tutto, circa 400.000 persone. La probabilità che nessuna di loro si facesse sfuggire un così grande segreto, quale la presunta falsità dell'intera operazione, è praticamente nulla.

I russi, poiché erano in gara con gli americani e a conoscenza di tutte le loro mosse, mandarono un telegramma di congratulazioni in seguito alla missione del 20 luglio 1969. Se avessero avuto il minimo sospetto della falsità dell'azione, non avrebbero atteso per denunciarne l'accaduto.

"Sulla Luna ci siamo stati quell'anno. Le varie bufale messe in giro sono solamente a scopo di lucro" questo il pensiero espresso da Perri.

Il computer usato nelle missioni Apollo aveva meno potenza di calcolo di una normale calcolatrice, come racconta Charles Duke a capo dell'Apollo 16. Si ricorda, a proposito, l'importante figura di Margaret Hamilton, che formulò il codice del suddetto computer. "Grazie a lei", afferma l'astrofisico, "l'uomo è riuscito a raggiungere la Luna".

D'altra parte l'affermazione, completamente errata, che ci sia un lato della Luna mai illuminato dal Sole, deriva unicamente da una traduzione sbagliata dell'album dei Pink Floyd "The dark side of the moon". Dark, in questo caso, non significa oscuro, buio, ma nascosto, misterioso. In seguito al rilascio dell'album, invece, si diffuse l'idea che ci fosse un "lato oscuro della Luna", che in realtà non esiste. Il periodo di rotazione della luna è uguale a quello di rivoluzione, per cui il nostro satellite ci mostra sempre la stessa faccia. Pensando alle fasi lunari, si capisce facilmente che, nel momento di Luna nuova, la faccia illuminata della luna è quella che noi non vediamo, esattamente l'opposto della Luna piena.

Altro mito sfatato è quello dei miliardi di dollari spesi dalla Nasa per fabbricare penne che funzionassero nello spazio prima che i russi dessero loro una matita. In realtà, una matita con la grafite che può spezzarsi e finire nel pannello di controllo non è adatta per una spedizione spaziale. I russi svilupparono, per scrivere nello spazio, i pastelli a cera, nonostante il rischio di cancellare tutto ad un solo colpo di mano. Un americano investì 20 milioni di dollari per costruire la famosa FisherPen, la penna spaziale, per poi regalarla alla Nasa. Infine, i russi scoprirono che le normali biro funzionano anche in assenza di gravità, risolvendo ogni problema.

È invece vero che la Nasa spese molti soldi per realizzare navicelle dalle forme particolari, data la predilezione prettamente americana della comodità rispetto alla funzionalità, al contrario del pragmatismo russo riscontrabile nelle navicelle come la Soyuz costruite cinquant'anni fa e tuttora utilizzate.

Fu una penna a salvare la vita ai primi due uomini sulla Luna. Una penna spaziale venne infatti usata per sostituire una leva accidentalmente rotta durante l'atterraggio. "Ancora oggi Buzz Aldrin va in giro con quella penna, considerandola l'oggetto a cui tiene più di tutti gli altri".

Altra bufala è costituita dal pensiero che i costi dell'Apollo 11 siano ancora un buco nel bilancio degli Stati Uniti. Nonostante i quasi 200 miliardi di dollari attuali spesi per l'allunaggio, questi sono stati ampiamente riguadagnati. Molti degli oggetti e della tecnologia che usiamo oggi derivano dalle invenzioni finalizzate alle spedizioni spaziali. "Basti pensare al velcro, al goretex, ai cibi liofilizzati, alle gomme da masticare al fluoro, alla microelettrica, ai pannolini, al cellulare, al pacemaker, e chi più ne ha più ne metta. Senza le missioni Apollo probabilmente tutto ciò non esisterebbe".

Le probabilità di entrare in contatto con entità extraterrestri sono, nonostante le speranze degli scienziati, estremamente minime. Secondo gli ultimi calcoli, nella via Lattea esistono quasi 9 forme di vita intelligente capaci di comunicare con l'esterno, tra cui l'uomo. La nostra galassia comprende 200 miliardi di stelle, ed esiste da 13,7 miliardi di anni. È altamente probabile che questi esseri si siano già estinti o autodistrutti. Inoltre, i dischi volanti "avvistati" nei decenni scorsi, hanno sempre un design somigliante a quello in voga in quegli anni. Più che di extraterrestri, si tratta di Photoshop alla moda. Se si considerano anche le ammissioni della Cia di essere proprietaria di alcuni dei velivoli avvistati, le varie ricerche di forme di vita aliena mai trovata e la maggior presenza di avvistamenti su zone militari, si realizza che, anche se è probabilissimo che esistano, è quasi impossibile che entriamo in contatto con civiltà extraterrestri.

È vero invece che il pugnale di Tutankamon fu estratto da un meteorite. Questa scoperta è stata effettuata nel 2015 grazie a delle differenze nel ferro dell'arma rispetto a quello terrestre. Si pensa che gli egiziani, vedendo un meteorite cadere dal cielo, pensarono che fosse un dono degli dei per il faraone, e decisero di fonderlo e fabbricarci un pugnale, conservato finora.

Dei vari quiz, il pubblico presente ha indovinato il 50%, una percentuale molto più alta rispetto alla media riscontrata da Luca Perri nelle sue esperienze (25%).Foto di Valentina D'Aulerio

Nella seconda parte dell'incontro, l’ospite porta a conoscenza dell’auditorio cos'è il premio igNobel, assegnato dall'Università di Harvard e dal MIT alle dieci scoperte più strane e assurde dell'anno. "Ho scoperto, con un mio collega, che i tassi di tentati suicidi in vari paesi, sono collegati alla messa in onda di Grey's Anatomy. Non vi nascondo che vorrei vincere il premio igNobel, quest'anno. Spero che qualcuno ad Harvard noti ciò che ho fatto".

Tra le scoperte che sono state premiate: quella che dimostra come le aringhe, per muoversi in banco, emettono flatulenze per segnalare la direzione alle compagne dietro di loro.

Alcune persone hanno scoperto che i cani, sapendo riconoscere il campo magnetico terrestre, fanno i loro bisogni allineando il loro corpo all'asse Sud-Nord. Questo potrebbe essere utilizzato per addestrare questi animali ad orientarsi in qualunque situazione ed essere ancora più d'aiuto a chi ne ha bisogno.

Con dei brevi video dove bisognava contare i passaggi che una squadra eseguiva con un pallone, Luca Perri ha dimostrato che "non siamo multitasking. Nessuno ha notato il gorilla che ballava, né lo schermo che cambiava colore. Riusciamo a svolgere più azioni insieme solo se si tratta di gesti abitudinari, come parlare e camminare, perché il cervello non deve riflettere sul da farsi. Parlare al telefono mentre si guida, ad esempio, è fuori discussione. Il cellulare alla guida è stata la prima causa di incidenti nel 2016".

Particolare la riflessione fatta sui premi igNobel: "queste scoperte sembrano barzellette, ma portano conseguenze su tutto. Ora sappiamo che gli spaghetti e il DNA si spezzano allo stesso modo e che la muffa e i tumori hanno la stessa modalità di estensione. Tutto ciò sarà sicuramente utile per gli scienziati".

Così si conclude questo interessante confronto che ha portato i ragazzi a rivalutare la scienza, anche alla luce dell'ultimo pensiero espresso sui quiz proposti. "Se non ci si riflette", fa infatti notare Perri, "il nostro cervello dà automaticamente come falsa la risposta più strana e stupefacente, e spesso sbaglia. Oggi abbiamo dimostrato che la scienza non è noiosa, se ben considerata è molto più stupefacente di ogni fantasia umana".

 

Sara Della Gatta


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