Il valore della divulgazione nella società moderna - La cultura: moda d’altri tempi o arma per ribellarsi al sistema?
 
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Il valore della divulgazione nella società moderna

La cultura: moda d’altri tempi o arma per ribellarsi al sistema?

Durante questi giorni, presso la nostra scuola, il Polo Liceale Mattioli di Vasto, si è svolta la diciannovesima edizione dell’ormai rinomato “Festival della Scienza Ad/Ventura” . Il Festival ha una straordinaria capacità di donare ed imprimere valori positivi alla nostra realtà territoriale (e non solo) poiché l’iniziativa sta guadagnando esponenzialmente una grande fama a livello nazionale (come dimostra la presenza di grandi nomi tra le schiere dei relator) tramite la sua magistrale attività di divulgazione.

Gli apporti positivi che l’evento fornisce sono numerosi. Vengono spesso enunciati in maniera quasi “dogmatica e nozionistica” dimenticando quanto la diffusione della conoscenza non sia solamente un tema moralmente giusto ma anche responsabile di significativi mutamenti in senso positivo della società.

In questi anni la cultura sta perdendo di popolarità all’interno della collettività e in modo particolare tra la gioventù (quella che, per assurdo, più dovrebbe interessarsi ad essa poiché sapere è potere ed è necessario sapere per conseguire un’esistenza dignitosa e consapevole), quasi come se la cultura non fosse altro che una “moda d’altri tempi”, un mero evento passeggero in grado di svanire misteriosamente tra le miriadi di pagine del passato, oscurata dall’ombra pesante dei mezzi di comunicazione di massa con la loro natura opprimente ed uniformante, a partire dalla televisione.

Oggigiorno la TV è considerata una di quelle "cose normali”, che si trovano in ogni casa; non possederla é un atto strambo, sconsiderato, assurdo ed impensabile. Quando si parla di quest’argomento (evento di per sé raro, vista l’accettazione di questo dogma che impera), alcuni dichiarano che “la TV ci vuole!”, come se, troppo assuefatti dall’abitudine e dalla folle foga di omogeneizzarsi agli altri per non essere esclusi dalla società, non fossero in grado di vivere pienamente la quotidianità senza ricevere periodicamente la propria dose di mangime.

Il punto è che la visione del mondo che è stata inculcatala alla massa è di tipo economico-finanziario: ogni cosa avviene in funzione dell’economia (del denaro). Molti pensano di fare il proprio interesse ma in verità non fanno altro che il gioco del sistema; chi si ribella a questo subdolo inganno viene emarginato. Emblematica può essere la frase di Ronald D. Laing: “Stanno giocando a un gioco. Stanno giocando a non giocare a un gioco. Se mostro loro che li vedo giocare, infrangerò le regole e mi puniranno. Devo giocare al loro gioco, di non vedere che vedo il gioco”.

Esempi clamorosi sono quei grandi eventi che "puzzano di denaro", si pensi alle competizioni sportive, agli spettacoli televisivi, a tutte le occasioni di intrattenimento che vengono organizzate, nella maggior parte dei casi, per interesse economico o comunque personale. Le manifestazioni di carattere culturale perdono d'importanza se non ci sono sponsor, se non ci sono pubblicità, se non apportano un cospicuo guadagno alla parte coinvolta, spesso divenendo (per queste mancanze) semplici proposte di nicchia. Alcune volte addirittura anche un tentativo di divulgazione può “marcire” perdendo di significato se la diffusione di questo virus al loro interno non viene controllata.

In queste condizioni, simili a quelle di un gregge sprovvisto dei mezzi per sopravvivere in autonomia (la conoscenza), la popolazione non è consapevole di se stessa, non coltiva i propri interessi, ma quelli che permettono un risvolto economico-finanziario ad altri (i pastori) i quali, per giunta, fanno credere di essere felici di tutto ciò.

Si pensi alla musica che, da arte sopraffina, forza ispiratrice capace di penetrare nell’animo e spingerlo a grandi e nobili azioni, diventa spesso pura speculazione di chi crede di poter avere un vantaggio prescindendone completamente la sua vera essenza. Bastano pochi spiccioli per rendere una certa musica “bella”. Gli ignari ascoltatori diventano solo un mezzo di guadagno non i destinatari ultimi di un messaggio profondo proveniente dalla personale ispirazione dell’artista.

Nelle fibre della socialità non si fanno domande davvero importanti. Non si chiede mai perché si fa una cosa...la si fa e basta, perché tutti la fanno. Chi è che di fronte ad un paio di scarpe a metà prezzo si farebbe troppe domande sul perché si ha intenzione di acquistarle o sul perché di quel prezzo?

Non ci si interroga neanche su quello che quotidianamente avviene intorno a noi. Non è forse vero che tutti i giorni migliaia di persone guidano le proprie auto, belle e costose (come se fossero state loro a realizzarle) senza chiedersi quali meccanismi permettono al loro mezzo di muoversi? Non si preoccupano di altro se non di ostentare il loro formidabile e poderoso possesso.

La stessa triste verità vale anche per i tanti utenti che ogni giorno usano inconsapevolmente il proprio telefono cellulare, non chiedendosi alcunché sul funzionamento del dispositivo elettronico, né tantomeno sui rischi o le responsabilità che esso comporta. Lo maneggiano come se fosse un dispositivo “magico” in grado di renderli tanto assuefatti, tanto sazi di quel mangime. Quanto più il suo prezzo è alto, tanto più la mangiatoia viene innalzata, incrementando il desiderio.

Forse questo può  essere uno dei valori chiave che la divulgazione ha nella società odierna: quello di rendere le persone dubbiose, aprire i loro occhi sui diversi aspetti della vita, rimuovendo dai loro sguardi le pareti dipinte con fiori ed arcobaleni di cui sono dipendenti come da una droga.

L’assorbimento della "cultura" può mettere in discussione i valori fondamentali che vengono dettati al gregge permettendo all’individuo di arrivare ad una piena consapevolezza di sé. L' uomo potrà scegliere se nutrirsi del mangime oppure imparare a sopravvivere autonomamente.

Il “Festival della Scienza Ad/Ventura” ha il potere di riempire le menti con strumenti necessari a creare dubbio. Valorizza l’esistenza ed il pensiero del singolo. Sapere è potere!

 

Andrea Benedetti


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