La donna e il mondo del lavoro: un valore aggiunto - Intervista all’ingegnere Stefania Migliaccio
 
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    Mattioli Vasto Interviste 20/11/2018 20/11

    La donna e il mondo del lavoro: un valore aggiunto

    Intervista all’ingegnere Stefania Migliaccio

    L'ingegnere Stefania Migliaccio. (Foto di Ludovica Valente)Fin dall’antichità la donna ha sempre avuto una condizione difficile, subordinata a quella dell’uomo che le impediva di esprimere il suo talento e le sue passioni. Con il passare del tempo le condizioni sono nettamente migliorate grazie all’impegno di migliaia e migliaia di donne che hanno lottato per vedere affermati i loro diritti. Al giorno d’oggi molte donne possono lavorare, studiare e fare tutto ciò che, una volta, era aperto solo agli uomini. Ma è davvero tutto uguale?

    Cosa significa lavorare in azienda? C’è ancora differenza tra uomini e donne, sul posto di lavoro? Cosa prova una donna a lavorare in questo tipo di ambiente? La diversità è accettata? C’è inclusione? Questi sono solo alcuni dei quesiti che ci si pone pensando alle donne nel contesto lavorativo. Come si può allora rispondere a queste domande? Proviamo a farci raccontare il punto di vista di chi ha a che fare con queste questioni ogni giorno. Quello della donna è uno dei tre profili professionali su cui ci siamo concentrati, per avere una visione più completa e approfondita dei vari aspetti del mondo del lavoro.

    Abbiamo posto alcune di queste domande all’ingegnere Stefania Migliaccio, lavoratrice Pilkington, che vive la realtà del lavoro femminile in azienda e ha gentilmente acconsentito a renderci partecipi della sua esperienza.

    Da quanto tempo lavora nell’azienda Pilkington? In che settori ha lavorato?

    Lavoro in Pilkington dal 2004, sono quasi 14 anni. Sono arrivata in azienda poiché, già da quattro anni, lavoravo a Torino in Comau, un’azienda del gruppo FIAT che si occupava del settore manutenzione della Pilkington. La mia prima esperienza è stata proprio in manutenzione come field engineer: l’ingegnere di manutenzione, appunto. Non direttamente come capo, ma mi occupavo di miglioramenti, manutenzione pianificata e così via. Dopo la prima maternità ho cambiato tipologia di lavoro e sono passata nel settore della produzione.
    La dott.ssa Migliaccio e la giornalista Sara Della Gatta durante l'intervista. (Foto di Ludovica Valente)

    Il suo essere donna ha influito sul suo percorso all’interno dell’azienda? Se sì, in che modo? Ha incontrato ostacoli?

    Devo dirti la verità: non ho trovato grossi ostacoli. Anzi, credo che, alla fine, il modo di porsi delle donne, la loro tendenza ad ascoltare gli altri, l’umiltà, dipende certo dal carattere di una persona, ma secondo me queste doti sono state, in alcuni casi, un vantaggio. Bisogna avere anche la forza di ammettere di non saper fare qualcosa, di non essere esperti, di avere da imparare dalle persone con cui si lavora. Questa capacità di sapere di dover imparare, di mettersi in ascolto dell’altro, di saper comunicare, è secondo me un po’ tipica delle donne. Mi è sicuramente stata d’aiuto.

    Lei è moglie e madre. Ha trovato difficoltà nel conciliare il tutto? Ha notato differenze, a lavoro, tra prima e dopo aver avuto dei bambini?

    Prima di avere bambini sei libera, sei alla pari di un uomo, dal punto di vista lavorativo. Hai tutto il tempo a disposizione, ne sei padrona, hai tutta la libertà di gestirtelo e di bilanciarlo tra il lavoro e la tua vita. Quando sei madre, i tuoi tempi sono dettati dai figli, soprattutto quando sono molto piccoli. È difficile, allora, conciliare tutto quanto. Cerchi quindi di concentrare tutto nelle tue ore di lavoro, impieghi tutta te stessa per fare tutto nel dovuto tempo. Non sempre è facile, non sempre è fattibile, ma questo, da un lato, ti aiuta ancora di più a non perdere tempo: sia a casa, sia sul lavoro, impari ad essere una persona che non perde tempo. Non ci sono margini di libertà. Questo comporta una grande fatica. Non è semplice, ma riuscire a gestire tutto comporta una crescita personale.

    So che si sta occupando di un progetto importante. Di cosa si tratta? Ha incontrato problemi particolari?

    Mi sto occupando dell’installazione di una nuova linea di produzione. C’era una vecchia linea, che è stata smantellata e sostituita da un nuovo forno che dovrebbe essere più performante, più veloce, per realizzare prodotti, in particolare lunotti posteriori per auto, in un tempo-ciclo di 360 pezzi all’ora, con una migliore, ottima qualità come richiesto dai clienti. Questo è il target. Il forno è già stato installato. Le difficoltà principali sono state dettate dal fatto che era la prima volta in cui mi occupavo di questo tipo di lavoro. Gestire un progetto significa interfacciarsi con tutte le funzioni aziendali, come la logistica, di cui magari non conoscevo molto, la parte che si occupa delle persone, il finance… tutti gli ambiti aziendali rientravano in questo progetto, perché non si trattava più di una questione solamente tecnica o tecnologica, di cui mi ero occupata fino ad allora, ma di qualcosa di più ampio. Bisogna, quindi, confrontarsi con settori diversi e con le persone esperte in quel determinato ambito che, sicuramente, ne sanno più di te. Non è facile. Si deve imparare ad essere veloci ad imparare, a capire le cose. Serve saper comunicare con la dovuta umiltà, senza togliere però peso e importanza a quello che si dice.

     Foto di Ludovica Valente

    L’“essere donna”, dunque, in azienda, non è necessariamente un aspetto negativo. Il diverso non è un motivo per essere derisi o discriminati. Al contrario, è un punto di forza che permette di sfruttare le proprie inclinazioni naturali e volgerle a favore del proprio ruolo lavorativo. La società sta facendo immensi passi avanti per quanto riguarda l’inclusione delle diversità. Queste stanno sempre più diventando parte della nostra quotidianità: ragioni per apprezzare e stimare l’altro per le sue qualità, per i suoi pregi e i suoi difetti, per il suo modo di agire, di fare, di porsi, di essere, che possono rappresentare spunti di riflessione da cui partire per migliorare noi stessi.

    Chiudiamo questa intervista con la dott. Migliaccio ringraziandola della gentilezza e disponibilità e, soprattutto, con la convinzione che qualcosa sta cambiando e in positivo, grazie anche a noi donne.

    di Sara Della Gatta


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