Alla scoperta di una cripta nascosta in un Sannio impervio e affascinante - Incontro con l’architetto Valente sulla Cripta di Epifanio a S. Vincenzo al Volturno
 
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    Mattioli Vasto Cultura 02/12/2018 02/12

    Alla scoperta di una cripta nascosta in un Sannio impervio e affascinante

    Incontro con l’architetto Valente sulla Cripta di Epifanio a S. Vincenzo al Volturno

    I quattro angeli dell'ApocalisseGiovedì 29 novembre, presso il Teatro delle Figlie della Croce, si è svolto un incontro organizzato dall’Associazione Italia Nostra del Vastese dal titolo “La cripta apocalittica di Epifanio a San Vincenzo al Volturno”. A parlare di questo piccolo scrigno medievale, l’architetto Franco Valente, grande conoscitore di San Vincenzo al Volturno e fautore di vari studi in merito alla splendida cripta in cui ha lavorato per ben trent’anni.

    Italia Nostra, infatti, presta particolare cura ed attenzione sia al viaggio come momento di conoscenza sia a quei percorsi immateriali che, nascendo dalle narrazioni, dalle descrizioni e dalle riflessioni, arricchiscono e completano la conoscenza del patrimonio culturale ed ambientale del nostro Paese promuovendone la tutela. È proprio per questo motivo che la sezione vastese ha organizzato l’iniziativa “Percorsi: luoghi d’Abruzzo e Molise”, articolata in una serie di incontri, tenuti da esperti di alto profilo.

    Tutti noi, vuoi per ignoranza vuoi per disinteresse, siamo portati comunemente a screditare piccole regioni come il Molise e talvolta non ci rendiamo conto che proprio questi luoghi nascondono un patrimonio culturale di eccezionale importanza. Chi l’avrebbe mai detto che la prima rappresentazione della Vergine Assunta è stata eseguita a San Vincenzo al Volturno?

    Tra l’824 e l’842, come ci testimonia il Chronicon Vulturnense, l’abate di questa realtà monastica franco-longobarda, un certo Epifanio, commissionò una cripta dove avrebbe riposato in eterno. Oltre all’importanza artistica del luogo, interessante è capire come il tutto sia stato edificato secondo concezioni religiose altomedioevali totalmente diverse da quelle attuali. Un esempio lampante è dato dalle stelle rappresentate nella volta. Oggi sappiamo che  cosa le stelle sono scientificamente, ma allora si pensava fossero dei  buchi su un grande velo oscuro che avvolgeva il Le levatrici Salome e Zelomi lavano il Bambin GesùMondo e la luce che trapelava proveniva direttamente da Dio.

    Troviamo, inoltre, una particolare concezione figurativa che indubbiamente trae origine da una cultura che affonda le radici nella tradizione religiosa orientale e che necessariamente dovette essere richiamata nelle pitture di San Vincenzo per evidenziare, in termini artistici, il senso di una spiritualità maturata nell'ambito volturnense, anche da personaggi provenienti da territori d’Oltralpe, come è il caso di Ambrogio Autperto, disceso dalle Gallie intorno alla metà dell'VIII secolo. Proprio lui, precettore di Carlo Magno, era stato uno dei teologici che aveva maggiormente influenzato Epifanio, il quale era rimasto affascinato specialmente dalla parte dottrinaria riguardante il dogma dell'Assunzione che il monaco franco aveva elaborato nello studio per la stesura del commento all'Apocalisse. Proprio da quest’ultimo libro vengono presi numerosi spunti, primo fra tutti la rappresentazione dei quattro angeli dell’Apocalisse. Vengono rappresentate inoltre scene narrate in Vangeli apocrifi, in particolare quello di Giacomo, come ad esempio il parto di Maria assistito dalle levatrici Salome e Zelomi. Di particolare rilievo è la presenza dei papaveri in tutto il ciclo degli affreschi: in senso cristiano, sono infatti simbolo del mondo metafisico, della realtà che va oltre la dimensione fisica dell’esistenza, dove si accederà dopo la morte in attesa della resurrezione alla “fine dei tempi”.

    I temi trattati sono stati tantissimi, i riferimenti numerosi ma la particolarità più grande sta nel fatto che tutto ciò che è rappresentato non segue una linea narrativa, cosa che poi si svilupperà molto più avanti, a cavallo tra il Duecento ed il Trecento. La cripta, infatti, introduce il fedele ignaro direttamente in un mondo che è lui stesso a interpretare ed è proprio qui che il messaggio divino, a volte criptico, si rafforza di una cultura teologica tipica dell’epoca e comprensibile solamente con la totale immersione nella Chiesa di quel tempo.

    Uno dei più preziosi gioielli della nostra terra, custodito da un Sannio tanto impervio quanto affascinante. La consapevolezza e la conoscenza di questi luoghi deve essere assolutamente al primo posto in un Paese ricco di tesori come la Cripta di Epifanio. I Beni culturali vanno prima di tutto conosciuti per capirne il valore, vanno poi tutelati e valorizzati con estrema cautela. Quel che è certo è che non possono essere lasciati all’abbandono, in balìa del tempo e dell’incuria, perché sono tesori estremamente fragili, che potremmo perdere per sempre, come è già accaduto e sta, purtroppo, ancora accadendo.

    di Lorenzo De Cinque


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