Michele Balducci: la passione come istinto che preesiste alle esperienze e al pensiero - Intervista all’attore Michele Balducci alias Guido Cavalcanti della serie "I Medici"
 
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    Mattioli Vasto Interviste 11/12/2018 11/12

    Michele Balducci: la passione come istinto che preesiste alle esperienze e al pensiero

    Intervista all’attore Michele Balducci alias Guido Cavalcanti della serie "I Medici"

    Michele BalducciNelle scorse settimane abbiamo avuto il piacere di guardare una serie tv, andata in onda su Rai 1, su un tassello fondamentale della storia italiana: I Medici. Tra il cast troviamo l’attore Michele Balducci che nella serie ha interpretato Guido Cavalcanti, uno degli amici fidati di Lorenzo Il Magnifico. Ci ha concesso gentilmente un’intervista dove presenta il suo percorso e tante altre curiosità sul suo mestiere.

    Nella serie tv “I Medici” hai interpretato Guido Cavalcanti, che non è il famoso poeta ma un omonimo amico di Lorenzo Il Magnifico. Cosa hai provato nel rivivere un pezzo importante della storia italiana?

    È stato molto bello vivere in prima persona il periodo rinascimentale. Devo dire che il grande lavoro fatto su scenografie, costumi, location e oggetti di scena ha reso ancora più semplice questo viaggio nel tempo. Bastava mettere piede sul set per sentirsi veramente nel quindicesimo secolo.

    Come ti sei trovato a lavorare con attori importanti come Sean Bean?

    Fra il cast italiano e quello inglese si è creato da subito un bellissimo gruppo. La sera dopo le riprese spesso cenavamo insieme e continuiamo a sentirci. Quando si lavora, le differenze individuali poi si annullano e ci si ritrova concentrati su uno stesso obiettivo. Lavorare con Sean Bean è stata un bellissima soddisfazione sia professionale che personale.

    Con chi hai legato di più sul set de “I Medici”?

    Con molti degli attori italiani ci conoscevamo già da anni, quindi potrei dire che forse alcuni rapporti si sono rafforzati e cresciuti.

    Ci racconti qualche episodio divertente capitato durante le riprese de “I Medici”?

    Mi sono preso il dito in mezzo ad un grande portone durante una scena concitata nell’ultimo episodio! Ma l’adrenalina del momento mi ha permesso di andare avanti lo stesso.

    Ci sarai nella prossima stagione?

    No, il mio personaggio non ci sarà.

    Come è nata la passione per la recitazione? C’è stato qualcuno che ti ha spinto su questa strada?

    Non saprei dire come nasce una passione, credo si tratti di un istinto che preesiste alle esperienze e al pensiero. Nel mio caso, ricordo di aver voluto fare l’attore sin da quando ero piccolissimo.Michele Balducci Non c’è stato nessuno che mi abbia spinto, anche perché non ho nessuno in famiglia che fa il mio stesso lavoro. 

    Sappiamo che tu sei laureato in Medicina ma non hai mai esercitato questa professione. Cosa ti ha portato a preferire il mondo del cinema e del teatro?

    La laurea in Medicina é stato un piccolo “obolo” pagato ai miei genitori, entrambi medici, per renderli più sereni. Tuttavia, avendo cominciato a lavorare a 21 anni, già durante i tempi dell’università le priorità erano chiare per tutti. Non ho mai dovuto fare una scelta, perché avevo già scelto cosa diventare prima di aver memoria di me.

    Nonostante tu sia giovanissimo, hai lavorato come attore in teatro, cinema e tv. In quale ambito ti trovi maggiormente a tuo agio?

    Il palco e il set sono due contesti profondamente diversi e, direi, complementari. Mettono in gioco difficoltà e remunerazioni diverse, per cui mi è davvero impossibile scegliere.

    Nel corso della tua carriera, ti è capitato di interpretare un personaggio che ha rispecchiato particolarmente il tuo carattere?

    Credo che in tutti i personaggi che interpreto ci sia un pezzetto di me, di cui magari a volte io stesso non sono consapevole. Il potere e l’arte della trasformazione e della mimesi sono fondamentali, tuttavia penso che partire da quello che si ha “a disposizione” (emotivamente e fisicamente) sia il modo migliore per avvicinarsi ad un personaggio.

    Nella settima stagione di “Don Matteo” hai interpretato il ruolo di un ragazzo disabile, Nanni, in uno degli episodi. Come hai vissuto questa esperienza?

    È stato un personaggio molto intenso da interpretare, perché oltre alla disabilità fisica veniva anche bullizzato. Ho un ricordo vivido e bello di quel lavoro, anche perché era stato girato in parte in Umbria, da cui provengo.

    Un attore di riferimento?

    Jake Gyllenhaal.

    Se tu dovessi scegliere un film che vedresti per tutta la vita quale sarebbe? Perché?

    Un film che non mi stanco mai di rivedere é Se mi lasci ti cancello (The eternal sunshine of the spotless mind): amo le interpretazioni dei protagonisti e il modo in cui viene raccontata la loro storia d’amore.

    Michele Balducci in scenaNel tuo percorso di formazione sappiamo che oltre a studiare in Italia hai avuto anche esperienze in Inghilterra. Ci faresti un confronto tra il nostro mondo dello spettacolo e quello inglese?

    Se c’è una cosa che ho imparato studiando un po’ all’estero e lavorando con attori inglesi è che le differenze, almeno per quanto riguarda il mio lavoro, non ci sono! Quando ci si ritrova insieme su palco o set è come se la nazionalità dell’attore non contasse e ci si “riconosce” comunque.

    Un consiglio che daresti ai giovani che vogliono intraprendere la strada della recitazione?

    Mi é molto difficile dare consigli su come fare l’attore, perché si tratta sempre di percorsi individuali e non pienamente codificati. Non troppo tempo fa ho avuto il privilegio di essere a cena con Peter Brook che, alla stessa domanda, ha risposto: “Il mio consiglio è di non ascoltare consigli!”.

    Hai già in mente progetti futuri?

    Fra qualche mese uscirà BLEAH!, una serie diretta da e con Veronica Pivetti, che sarà una parodia della Casa Bianca americana, in cui Paolo Conticini interpreta il presidente USA, Veronica la sua assistente e io il nerd esperto di tecnologia che lavora per loro. Poi ad aprile debutterò al Teatro Morlacchi di Perugia con “Commedia con schianto”, una nuova produzione del Teatro Stabile dell’Umbria, diretto da Liv Ferracchiati, che sarà poi in tournée.

    Un ragazzo che inseguendo un sogno è riuscito ad afferrarlo. Tutto ciò con costanza, determinazione e tanta voglia di mettersi in gioco. Un esempio da seguire, una personalità da prendere a modello. Grazie Michele, grazie per averci spinto a cominciare la corsa verso i nostri sogni più ambiti.

    di Giulia Spadaccini

    di Lorenzo De Cinque

    di Sara Della Gatta


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