Dal villaggio globale al quartiere globale - Incontro con il critico letterario e autore Dario Pontuale
 
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Dal villaggio globale al quartiere globale

Incontro con il critico letterario e autore Dario Pontuale

Dario Pontuale e Roberto Di Pietro (foto di Ludovica Giorgetta)Dal villaggio globale al quartiere globale – questo il titolo scelto per l’incontro con lo scrittore, critico letterario, saggista e studioso di letteratura otto-novecentesca Dario Pontuale svoltosi, giovedì 24 gennaio, nell’Auditorium del Polo Liceale Mattioli. A dialogare con l’autore, l’agente letterario Roberto Di Pietro dell’Agenzia Edelweiss Roma.

Già all’interno del titolo dell’incontro è presente un paradosso poiché vengono affiancati due termini opposti “villaggio” che indica qualcosa di piccolo, di micro e “globale” che indica il macro. Il paradosso è estremamente concreto intorno a noi, non sappiamo mai ciò che cerchiamo ma in realtà lo abbiamo vicino. Viviamo in una realtà che realtà non è perché la realtà è ciò che si tocca. Quanto è paradossale non notare il paradosso? Ci accorgiamo mai di essere paradossali?

Oggigiorno si è diventati schiavi del telefono, le persone ormai non vivono più il momento, sono troppo occupate a filmarlo per condividerlo su qualche social network, per far accrescere la propria vanità. Questo rappresenta il paradossale del paradossale, ovvero come non ci sembra evidente ciò che in realtà è evidente. In quest’epoca fatta di social dove tutti parlano e nessuno o pochi ascoltano, dove ognuno dice la propria opinione, ci si accorge che tutti hanno ragione e il paradosso è che la moda cambia continuamente mentre la verità non cambia mai, quindi ci sono tante bugie e poche verità.

L’agente letterario Roberto Di Pietro sostiene che tutti noi siamo proiettati in un mondo esteriore, che rappresenta una nostra proiezione, questo fenomeno oggi è accelerato dalla tecnologia attraverso la creazione di profili. Questo era già stato affrontato molti anni prima dalla letteratura.

Dario Pontuale ci illustra il paradosso che si cela alla base del suo romanzo “Certi ricordi non tornano” scritto nel 2018, ed in particolare il passaggio, centrale, tra il micro e il macro. All’interno del romanzo ci sono due personaggi uno più giovane, Michele, ed uno più anziano, Alfiero, che vivono in un grande quartiere, uno spazio circoscritto attraversato da un fiume. Un giorno Alfiero vede Michele che disegna sul muro del condominio dove vivono una “A” di anarchia e Alfiero non lo accusa ma al contrario lo protegge. Quella disegnata da Michele è una A con intorno una O perché l’anarchia si basa sull’ordine. L’anarchia è considerata la più grande filosofia che poggia sull’utopia, sulla mancanza di potere e sul cittadino che sa come comportarsi. Inoltre Alfiero spiega a Michele il desiderio della libertà, la libertà è muoversi liberamente in uno spazio chiuso.

Il libro inizia con il termine “resilienza” che ha due significati: uno proviene dalla fisica ed indica la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi, il secondo significato, umanistico, indica la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà, e Michele che non conosce il significato di questa parola ha il coraggio di chiederlo e sarà proprio Alfiero a spiegarglielo. Michele, diventato grande, insieme ad altri ragazzi occupa una fabbrica che è stata venduta per costruirne un centro commerciale. Cerca così di salvare l’ultima realtà del quartiere facendola diventare una realtà sociale.

All’interno del libro sono presenti anche il concetto di memoria, elemento che ci lega con noi stessi e con gli altri, e il concetto di passato. Ci troviamo in un’epoca dove ci fanno credere che per essere al passo dobbiamo proiettarci nel futuro ma in realtà dobbiamo sempre voltarci indietro e guardare il passato. Fondamentale, all’interno del romanzo, è il tempo: gli avvenimenti infatti avvengono nell’arco di vent’anni. Viviamo in un mondo globale nel quale se si perde la rotta è difficile ritrovarsi mentre al contrario in uno spazio micro è semplice ritrovarsi dopo essersi smarriti, che promette tutto ma che al contempo non mantiene le promesse fatte. Nel villaggio globale è tutto possibile ma è anche concesso ciò che è inesplicabile ed impossibile. Paradossalmente per crescere dobbiamo rimanere nei piccoli spazi. 

di Valentina D'Aulerio


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