Vittoria e Riccardo: la passione alla base del futuro - Intervista a due divulgatori scientifici e collaboratori AIRC
 
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Vittoria e Riccardo: la passione alla base del futuro

Intervista a due divulgatori scientifici e collaboratori AIRC

Vittoria Ercolanelli, Riccardo Di Deo e due giornalisti del Mattioli's Chronicles (foto di Giampietro Ciancio)Durante i giorni del Festival della Scienza 2019, abbiamo avuto la presenza di due animatori scientifici AIRC, Vittora Ercolanelli e Riccardo Di Deo, che hanno presentato un laboratorio interattivo dal titolo “Cosa mangiamo veramente?”. Con grande disponibilità, hanno deciso di rispondere ad alcune nostre domande.

Di cosa vi occupate all’interno dell’associazione AIRC? Cosa vi ha spinto a farlo?

Vittoria: Noi siamo dei collaboratori per AIRC, quindi non stiamo esattamente all’interno dell’associazione. Cosa ci ha spinto a farlo? In primis, la passione per la cucina. Penso che questo sia uno degli aspetti principali. Abbiamo capito che la scienza andava di pari passo con la cucina, o almeno, che gli alimenti che ci piacevano di più si sposavano bene con le evidenze scientifiche. Questo ci ha stimolato ad iniziare a fare divulgazione scientifica. In seguito, abbiamo conosciuto questa realtà e intuito che eravamo sulla stessa linea d’onda. Oggi siamo qui proprio per questo.

Riccardo: Noi frequentiamo Festival scientifici da diverso tempo. In uno di questi c’è stata l’occasione di conoscere la realtà di AIRC. Al tempo, noi oltre ad essere studenti di Alimentazione e Nutrizione umana all’Università di Milano, stavamo facendo un tirocinio all’interno dell’Istituto Europeo di Oncologia, dove si parlava appunto di tumori. Conoscendo un’associazione che voleva fare divulgazione nell’ambito dell’alimentazione e dei tumori, tutto volgeva nella stessa direzione. È stato quasi naturale percorrere questa strada.

Qual è l’aspetto più appagante dell’essere divulgatori?

Vittoria: Sicuramente le facce dei ragazzi quando comprendono. La scienza, per quanto uno la possa rendere facile attraverso la divulgazione, è molto difficile da assimilare. Per questo motivo, quando capisci che sei riuscito a esprimere concetti molto difficili con le parole giuste e vedi che i ragazzi afferrano, lì ti rendi conto che sei riuscita a trasmettere un messaggio importante. Quando si parla di divulgazione, ci sono materie dove c’è più effetto wow e, in questo caso, è più facile far intendere determinati concetti. Un esempio lampante è un esperimento di chimica o di fisica. Un argomento come l’alimentazione è difficile da comunicare: ad esempio, le cose più buone sono quelle che noi dovremmo consumare meno. Quando vedi che i ragazzi recepiscono, lì è piena euforia.Riccardo Di Deo (foto di Giampietro Ciancio)

Riccardo: Secondo me il vantaggio – svantaggio di fare divulgazione è che tu sei un po’ l’artefice del tuo futuro, del tuo percorso. Questo ti dà la possibilità di incontrare un sacco di persone. Bisogna avere la passione e la volontà di raccontare in modo semplice quello che tu hai vissuto, perché gli studi universitari non sono facili da comprendere, per chi non è della materia, e vedere che le persone ti ascoltano è veramente una gran fortuna. Il vantaggio - svantaggio di cui parlavo è il fatto che tu puoi spaziare, cambiare in funzione del pubblico che hai o della materia che tratti. Un laboratorio come questo che fai per una settimana con un pubblico sempre diverso, ti permette di avere un’esperienza differente, e questo non lo rende abitudinario. Tutto ciò è fantastico. Spero che continui così.

Secondo te, le persone sono consapevoli di ciò che mangiano? O la cultura nutrizionista non è ancora abbastanza diffusa?

Riccardo: Io penso che negli ultimi anni la consapevolezza stia aumentando tantissimo. Questo lo vedo da come rispondono le persone, come cambiano i supermercati e le varie richieste. I dati scientifici, però, ci dicono che la nutrizione può fare ancora tanto in termini di prevenzione, quindi è solo l’inizio di un lungo percorso.

Oggi in Italia a che punto siamo arrivati con la ricerca oncologica?

Vittoria: Il bello della ricerca sta nel fatto che è mondiale. Se io faccio una nuova scoperta, posso parlarne tranquillamente con un americano grazie alle nuove tecnologie. La ricerca sicuramente sta andando avanti tantissimo insieme al progresso scientifico. Ad oggi, purtroppo, non siamo ancora arrivati ad una cura perché quando parliamo di tumore, in questa categoria rientrano circa 100 malattie. La ricerca deve ancora andare avanti però. Gli ultimi dati usciti sulla sopravvivenza evidenziano che le persone ancora in vita, dopo cinque anni, stanno veramente aumentando. Questo succede perché ci sono nuove tecniche di cura ma anche per i test di screening sempre più precisi. Si diagnostica prima la malattia e il tutto è fatto in tempi più veloci. Quello che coinvolge noi in prima linea è la prevenzione. Si sta investendo anche qui, anche se non si è ancora in molti, ma stiamo vedendo veramente dei grandi passi avanti. La ricerca sicuramente sta progredendo.

Vittoria Ercolanelli (foto di Giampietro Ciancio)Cosa pensi di queste nuove “mode alimentari” quali, ad esempio, il veganesimo e il fruttarianesimo? Sono una buona scelta di vita?

Riccardo: Per quanto riguarda essere vegani, è un discorso ma essere fruttariani è veramente esagerato. È un’esagerazione in cui vai incontro a delle carenze molto importanti. Io rispetto la scelta di essere vegani o vegetariani e, soprattutto, la analizzo da un punto di vista nutrizionale. La mia preoccupazione è solamente portare queste persone a non avere delle carenze nutrizionali, che possono avere essendo vegani o vegetariani. L’importante è che lo facciano con la consapevolezza di cui parlavamo prima. Bisogna essere coscienti che fanno una scelta che prevede l’eliminazione di alcuni alimenti, e questa scelta comporta dei rischi. Se tu la fai con la consapevolezza e ti affidi a un professionista, allora può essere una scelta prima di tutto rispettabile perché magari è guidata da alcune motivazioni su cui non possiamo mettere bocca. Mi dispiace, però, che essere vegani diventi una sorta di dissociazione dall’essere onnivori. Diventano due mondi diversi. Nell’essere vegani, infatti, ci sono un sacco di aspetti importanti dal punto di vista nutrizionale: mangiare frutta, verdura, legumi eccetera, che sono importanti tanto per un vegano quanto per un onnivoro. Fare una classificazione di onnivoro-carne e vegano–verdure, quindi, non va bene. Dobbiamo mettere insieme queste cose per cercare di fare un percorso, sempre rispettando e tenendo sempre presente le scelte delle persone.

Un consiglio che daresti ai giovani che vogliono intraprendere la tua strada?

Vittoria: Se parliamo di giovani liceali, consiglio di scegliere bene l’Università, fare ciò che per cui si è portati e non farsi condizionare da voci che dicono che non c’è futuro. Passate oltre a chi vi dice di no, andate avanti, perché se uno ci crede, arriva sempre all’obiettivo. Dietro tutto questo, però, ci dev’essere lo studio. Con lo studio, infatti, poi si può arrivare anche a fare ricerca. Essere ricercatori vuol dire studiare tanto e avere pazienza ma soprattutto bisogna crederci. Qualsiasi cosa un ragazzo decida di fare, deve avere passione e crederci tanto. Queste sono le carte vincenti che ci hanno fatto arrivare fino a questo punto. Quando ci sentivamo dire “no”, allora per noi era un “sì”. Questa è stata un’altra chiave di volta.

Riccardo: Poi, è importante trovare nel tuo percorso persone che ti aiutano e ti spronano a studiare. Ovviamente hai anche la componente fortuna perché anche questa fa la differenza. Crederci, però, è sempre fondamentale.

di Lorenzo De Cinque

di Sara Della Gatta


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