La "mamma" del Festival Ad/Ventura racconta il suo progetto - Intervista alla professoressa Rosa Lo Sasso
 
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La "mamma" del Festival Ad/Ventura racconta il suo progetto

Intervista alla professoressa Rosa Lo Sasso

Intervista alla professoressa Rosa Lo Sasso. (Foto di Costanza Vespasiano)In occasione della cerimonia di chiusura della 20esima edizione del Festival della Scienza Ad/Ventura 2019, non poteva mancare l'intervista alla "mamma" di questo progetto, la professoressa Rosa Lo Sasso, che con grande trasporto ha raccontato l'evoluzione di questo Festival.

Il Festival Della Scienza del nostro Polo quest’anno soffia venti candeline, come ha avuto l’idea di intraprendere questo viaggio?

E’ un’idea nata tanto tempo fa, quando è sorto il bisogno di fondere di più la cultura scientifica e dedicare più tempo a queste discipline. Purtroppo il Liceo Scientifico, in passato, vedeva pochissime ore dedicate alle scienze, quindi è stato prima di tutto una necessità di questo tipo, che poi è andata modificandosi via via che il Festival andava avanti, incontrando ricercatori, scienziati, sperimentando. Ci siamo accorti che tutto poteva essere molto più ricco e poteva interloquire con altri ambiti. E' così che, da settore strettamente e puramente scientifico, la Settimana è diventata l’occasione per confrontarsi con esperti e pensatori. E’ stata anche l’opportunità per vedere i giovani veramente protagonisti con i loro progetti, con le loro tante e bellissime idee che ogni anno trovano poi un’espressione in modalità variegate, diverse.

In questi vent’anni ha visto varie trasformazioni di questo Festival: quali sono state le più significative?

In realtà, la formula è sempre la stessa in ogni edizione. Ciò che cambia ogni anno sono i giovani, il modo di approcciarsi. Per cui, se in passato c’era un approccio più serioso, dai temi ai vari contenuti, nel tempo è diventata invece una Settimana dove sono presenti molteplici espressioni comunicative, quindi non solo gli ambiti dialoganti fra loro, ma anche i modi con cui gli studenti e gli ospiti trasmettono loro stessi. La Settimana con l’esperienza è sempre più andata arricchendosi dando poi i risultati odierni.

La professoressa Rosa Lo SassoRitiene che l’esperienza del Festival possa in qualche modo arricchire i ragazzi?

Io me lo auguro tanto e ci credo tanto. Anche da quello che i ragazzi stessi raccontano, una volta fuori dall’ambiente scolastico, trovandosi in contesti universitari, anche al di fuori della nostra Nazione, quindi in contesti internazionali, di aver ricavato delle competenze spendibili da questo tipo di progettualità. Questo ci fa veramente piacere e sperare che questa manifestazione possa lasciare un segno.

Durante questa settimana, ma anche in quelle degli anni precedenti, si sono creati dei legami fra la scuola e gli ospiti? Secondo lei perché?

Sì, questa è una realtà. Ospiti come gli animatori che ogni anno intervengono, che sono presenti qui per un solo giorno o per una settimana, di certo danno l’occasione per allacciare conoscenze, amicizie, legami forti. Per esempio, quest’anno abbiamo avuto i due ragazzi dell’AIRC, che sono stati strepitosi, e con loro abbiamo già in programma altri progetti e momenti formativi futuri; oppure con i giovani della Cooperativa Ossigeno. Giovani conosciuti in altri Festival, come quello di Genova o quello di Bergamo , e con i quali si è instaurata un’amicizia fruttuosa, in quanto poi entrano nella nostra piccola realtà e portano tutto ciò che hanno da offrire. Il bello è proprio questo clima che si crea tra docenti, esterni e studenti, ma anche con ex-alunni che tornano con piacere, ma è un piacere ancora più grande per noi vederli tornare con i loro successi. Credo che questo sia un punto di forza di questo Festival.

Quanto lavoro c’è dietro l’organizzazione del Festival?

Tantissimo. Alla chiusura di un’edizione si comincia già a lavorare per quella successiva. Quest’anno il tema è stato quello dei paradossi, paradossale è che manifestazioni di questa entità vengano poi messe in piedi da una scuola, in collaborazione con l’associazione Vasto Scienza, e insieme riescono poi a coinvolgere tantissime altre realtà del territorio, come Università, Centri di ricerca, Associazioni, pervenendo a dei risultati che solo le poche città in Italia che ospitano i grandi Festival effettivamente possono vantare. Noi abbiamo sempre avuto uno sguardo al Festival di Genova, dove partecipiamo ogni anno, e nel nostro piccolo riusciamo a fare un qualcosa di qualità, che siano progetti, relazioni. Tutto questo ci conforta e ci dà una spinta ad andare avanti.

Quali sono le sue sensazioni in merito a questa ventesima edizione?

Ritengo di poter essere, insieme ai miei colleghi con i quali abbiamo fatto un lavoro di squadra incredibile, soddisfatta. Tutto il lavoro che è stato fatto è stato ben orientato. Sicuramente ci sono stati degli aspetti che possono essere ancora ottimizzati e potenziati, però quello che è fondamentale è proprio questo lavoro di squadra. La Preside è un sostegno unico, con i colleghi delle varie discipline si respira, tutti insieme, un desiderio di dare il massimo affinché tutto funzioni, affinché i ragazzi possano trarre il massimo da questa esperienza

di Mariasole Desideri


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