Alessandro Vanoli: l’Inverno che mette a nudo le emozioni più vere - Presentazione dell’ultimo romanzo del noto scrittore bolognese Alessandro Vanoli
 
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Mattioli Vasto Cultura 01/02 01/02

Alessandro Vanoli: l’Inverno che mette a nudo le emozioni più vere

Presentazione dell’ultimo romanzo del noto scrittore bolognese Alessandro Vanoli

La presentazione del libroMercoledì 30 gennaio, presso il Ristorante “L’Aragosta” di Casalbordino Lido, si è svolta la presentazione di “Inverno –Il racconto dell’attesa”, ultimo romanzo dello scrittore Alessandro Vanoli, storico medievalista e penna prestigiosa del Corriere della Sera. L’incontro è stato organizzato grazie all’Associazione Culturale “MeD – Mari e Deserti” di Casalbordino. “È in grado di farci sognare, è coinvolgente ed istrionico” – in questo modo l’Assessore alla Cultura di Casalbordino, Carla Zinni, ha ringraziato il professore per aver regalato alla comunità un’altra opportunità culturale, essendo oramai un ospite fisso di Casalbordino nella presentazione dei suoi romanzi.

La stagione invernale è stata la vera protagonista della serata. Grazie a un perfetto connubio tra le parole dell’autore e la musica di Domenico Mancini, violino, e Guerino Taresco, contrabbasso e basso elettrico, il pubblico è stato trasportato nel magico mondo della stagione bianca e della sua storia nel corso dei secoli.

“Inverno” è la storia romanzata della stagione invernale, una sorta di monografia. È una storia che va di pari passo a quella dell’uomo, l’accompagna fino a fondersi insieme. È il tempo dell’attesa, della meditazione e, soprattutto, della riscoperta di sé. Stando alle indiscrezioni dell’autore, questo è solo il primo di una collana che vedrà caratterizzate e raccontate tutte le stagioni dell’anno.

Quando pensiamo all’inverno, la prima cosa che ci viene in mente è il freddo. È con questo concetto che lo scrittore ha riportato indietro nel tempo il pubblico presente fino ad un monastero benedettino del XIV secolo, dove l’unico fuoco era quello della cucina, luogo proibito, e unico compito dei monaci era lavorare e pregare. I soli a godere di un effimero tepore, probabilmente, erano gli amanuensi quando il loro inchiostro, per il freddo, si congelava ed entrare almeno per quei due minuti nella cucina diventava prioritario per continuare il proprio lavoro.

L’uomo ha paura dell’inverno, soprattutto del freddo, assieme alle conseguenti calamità che si porta dietro. Proprio nel 1400 si registrò il calo della temperatura globale di ben 2 gradi e i fenomeni atmosferici divennero sempre più ostici, ad esempio le tempeste nell’oceano aumentarono notevolmente. Caso eclatante è quello dell’Invicibile Armada, la cui flotta, oltre ad essere stata sconfitta dagli inglesi, fu messa a dura prova da un’impetuosa tempesta. La neve e il ghiaccio si presentarono in modo irruento: il Tamigi ghiacciò fino alla base e la stessa cosa avvenne nel Canal Grande di Venezia dove vennero organizzate addirittura delle giostre sul ghiaccio.

Ma se l’inverno influenza e caratterizza i grandi eventi storici, non può che essere protagonista anche nell’arte. È nel XV secolo che ci accorgiamo realmente dell’inverno, diventa un’allegoria, si cerca di rappresentarlo. Il Libro d’Ore del Duca de Berry è un vero e proprio codice miniato in cui sono rappresentate suggestive scene pastorali. Tra i temi della pittura fiamminga, l’inverno non può mancare. L’inverno, infatti, diventa estremamente reale con Brugge, il quale dipinse cacciatori che rientravano da una battuta di caccia in periodo invernale. Il verde, il blu e il bianco sono le cromaticità prevalenti che fanno da sfondo alla stagione protagonista.

La vera svolta arriva però nel 1700, quando l’Inverno inizia ad essere trattato in vari campi, primo fra tutti la musica. Nel 1725 AntonioI due musicisti Domenico Mancini e Guerino Taresco Vivaldi pubblicò le “Quattro stagioni” e rese l’Inverno una musica dialogante e comunicante con i sensi. È su questa riflessione che si stagliano le note del duo violino-basso, con l’interpretazione del Largo dall’Inverno, che caratterizza la pioggia tipica di questa stagione.

Con il tempo cambia anche la percezione dell’Inverno. Siamo tra ‘700 e ‘800, il Romanticismo è alle porte e si inizia a intravedere questa stagione come qualcosa che si riflette su noi stessi. Chi non ha mai associato l’Inverno alla tristezza? Guardiamo la neve fuori dalla finestra quando in realtà stiamo solamente guardando dentro di noi. Il pittore Friedrich trasmette la sua malinconia sulla tela e lo fa illustrando proprio paesaggi soffusi, avvolti dalla nebbia e dal gelo invernale. Se Vivaldi si sforza di parlare ai sensi, Schubert comunica qualcosa di straordinario all’anima. Sono proprio le note del tema di “Gute Nacht”, celebre Lied di Schubert della raccolta “Winterraise”, che fanno da cornice in questa tappa più riflessiva e meditativa.

Non si può parlare di Inverno senza citare il Natale, l’emblema stesso dell’atmosfera dicembrina. Festa legata ai bambini, i veri protagonisti. La sua celebrazione ha varie tradizioni a seconda delle località: l’albero, gli addobbi e le luci non possono mancare. Se inizialmente il suo festeggiamento rimane ancorato esclusivamente alle case dei benestanti, dalla fine del XIX secolo la tecnologia si evolve, si sviluppano i grandi centri commerciali e la società di massa è in avanzamento.

Lo spirito natalizio del tempo è incarnato in modo magistrale da Dickens in “Canto di Natale”. Lo scrittore fotografa una visione etico-borghese dove ciò che conta è essere buoni, è un tornare alle origini, ad un’idea di appartenenza e famiglia.

L’avvento della pubblicità porta il Natale a trasformarsi nell’era del consumismo. Babbo Natale acquisisce notorietà proprio grazie alla pubblicità della Coca Cola. Le canzoni popolari natalizie iniziano ad essere incise, come accade nel 1942 con “White Christmas”. E mentre Vanoli continua a guidare il pubblico in questo fantastico viaggio, in sottofondo non manca il richiamo a White Christmas eseguita dal duo Mancini-Taresco.

L’Inverno ci lascia una buona lezione. Il freddo in sé aiuta a riflettere sul senso del nostro rapporto con il mondo, sulle nostre speranze ma, soprattutto, sulla capacità di mettere a nudo le nostre emozioni più vere.

La terra stanca sotto la neve dorme il silenzio di un sonno greve, l’Inverno raccoglie la sua fatica di mille secoli, da un’alba antica”. 

di Lorenzo De Cinque


Parole chiave:

casalbordino , iniziative , inverno , libri , musica

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