Nadia Murad - Da schiava dell’Isis a Premio Nobel per la Pace.
 
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Mattioli Vasto Cultura 02/02 02/02

Nadia Murad

Da schiava dell’Isis a Premio Nobel per la Pace.

"Ad un certo punto non restano altro che gli stupri. Diventano la tua normalità. Non sai chi sarà il prossimo ad aprire la porta per abusare di te, sai solo che succederà e che domani potrebbe essere peggio".

Nadia Murad Basee Taha, giovane Irachena yazida, ha raccontato, nella sua autobiografia, “L’ultima ragazza”, l’orrore dell’Isis vissuto in prima persona. Oggi Nadia, a soli 25 anni, è un’attivista per i diritti umani. Nell'agosto del 2014 venne rapita e tenuta in ostaggio da parte dello Stato Islamico. Aveva 21 anni. Era la più piccola della famiglia e anche la più fortunata perché era riuscita a frequentare la scuola. I miliziani dell’Isis giunsero nel suo villaggio e massacrarono più di 600 persone, tra cui sei dei suoi fratelli, le loro mogli e i loro figli. In seguito, 7000 donne Yazide, tra cui lei e la madre, vennero fatte prigioniere. La madre venne uccisa insieme ad altre donne considerate troppo anziane per poter diventare delle schiave sessuali; Nadia e le altre giovani, invece, una volta catturate, lo divennero. Orribile il loro inferno: vennero stuprate, picchiate, ustionate con mozziconi di sigaretta per il solo divertimento personale, vendute.

Nel novembre di quello stesso anno Nadia riuscì a fuggire. Uno dei soldati che aveva abusato di lei dimenticò di chiudere la porta a chiave e quella fu la sua salvezza. Dopo essere scappata, ha vissuto per circa un anno in un campo profughi in Iraq riuscendo poi ad emigrare in Germania, grazie all'aiuto di un’associazione a sostegno delle vittime sopravvissute all’Isis.

Nel 2016 diventa la prima Ambasciatrice ONU per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani, e nel 2018 riceve, assieme a Denis Mukwege, il Premio Nobel per la pace per l’ impegno e lo sforzo nel porre fine alla violenza sessuale come arma di guerra.

La violenza contro le donne è sempre più al centro del dibattito pubblico. Persino in un’epoca che si professa civilizzata come la nostra, questo fenomeno sta raggiungendo dimensioni smisurate. È inconcepibile che al giorno d’oggi si debba ancora uscire di casa con la paura che qualcuno possa abusare di te. Gli episodi di violenza non si sono mai fermati, e più se ne parla più accadono. Nelle grandi città le ragazze ormai sono costrette a girare portandosi dietro spray al peperoncino, come nell’episodio accaduto tempo fa a Milano.

Nadia Murad è un esempio da seguire, una donna forte che ha lottato e lotta per se stessa e per tutte le donne che hanno vissuto o stanno vivendo il suo stesso dramma.

 

di Gaia Leone


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