Il Mattioli’s Chronicles nel mondo della politica: atto II - Intervista al candidato del MoVimento 5 Stelle Pietro Smargiassi
 
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    Il Mattioli’s Chronicles nel mondo della politica: atto II

    Intervista al candidato del MoVimento 5 Stelle Pietro Smargiassi

    Intervista al candidato per le regionali del MoVimento 5 Stelle Pietro Smargiassi.L’inchiesta del Mattioli’s Chronicles continua. Le tematiche sono sempre le stesse: i giovani, la scuola, il mondo del lavoro e l’importanza del voto. Il secondo intervistato è Pietro Smargiassi, attualmente eletto, a seguito delle elezioni regionali in Abruzzo, come consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle.

     Come è nata la sua passione per la politica?

     È nata dalla volontà di cambiare le cose nonostante la vita mi avesse già premiato con una realizzazione in ambito professionale e familiare. Guardarmi intorno però, non ero più contento: la città, la regione, questo Paese, non mi piacevano più. Ho deciso di sposare la causa del Movimento 5 Stelle perché la vedevo come l’unica possibilità di cambiamento per questo Paese.

     Oggi tra i giovani sono sempre più frequenti pensieri come il “Il voto non serve a nulla”, “Tanto le cose non cambiano” o addirittura totale indifferenza verso la politica. Come si potrebbe fare per far avvicinare maggiormente i giovani al mondo della politica?

     È una delle iniziative che sta portando avanti il Ministro Fraccaro, è la prima volta che questo capita, gli è stata data la delega di creare la democrazia diretta. Da troppo tempo siamo stati abituati a delegare ad altri il compito di legiferare per noi e di scegliere per noi. Con la possibilità di creare uno strumento di democrazia diretta, sarà possibile per chiunque, anche per un ragazzo della tua età, proporre al Parlamento un’idea di legge, una possibilità di realizzare qualcosa direttamente dal basso, dai cittadini e non più dagli onorevoli, deputati, senatori o consiglieri.

     In un territorio in cui ogni giorno le piccole attività chiudono e i giovani se ne vanno altrove, le prospettive di lavoro sono veramente scarse. Come si potrebbero incrementare i posti occupazionali?

     Abbiamo già creato uno strumento realizzato con la precedente legislatura che poi è stato ripreso e rivisto dal Ministro Di Maio a Roma, ossia la possibilità di bloccare o limitare le aziende che vanno via da questo Paese. Abbiamo realizzato una proposta di legge, diventata poi legge in Consiglio regionale, che va a punire tutte quelle aziende che delocalizzano dalla nostra Regione e vanno via. Questo attraverso una premialità per chi resta e una sanzione per chi va via. La sanzione corrisponde a quanto ammonta l’importo di contributi preso dal paese e dalla Regione. Se vai via, puoi farlo ma restituisci i contributi presi dai cittadini abruzzesi. Il Ministro ha addirittura aumentato di quattro volte il contributo che hanno preso dal Governo: se hai preso un contributo di un milione di euro e vai via con le casse in attivo, restituisci quattro milioni. Il secondo strumento è quello che noi abbiamo provato a presentare in Consiglio regionale ma non ha mai trovato la dignità nemmeno di essere portato in Consiglio. Era una mia proposta di legge che guardava proprio l’opportunità di creare posti di lavoro o piccole aziende nel territorio. La Regione praticamente poteva darti un “premio” perché per lo Stato oggi aprire un fornaio a Vasto o a Castiglione Messer Marino non fa differenza. Entrambi, infatti, pagano le stesse tasse. Questo è assurdo perché un fornaio a Castiglione è un servizio pubblico, mentre un fornaio a Vasto è un’attività commerciale. È chiaro che se tu lo fai in un paese dell’interno dell’Abruzzo devi essere visto come un eroe e come tale devi essere trattato. Oltre a questi strumenti, ci sono anche altre forme. Noi, ad esempio, con il taglio dei nostri stipendi, che corrisponde al 50%, abbiamo creato un fondo per le piccole e medie imprese, dove chiunque può accedere. Qualsiasi cittadino italiano con la fedina penale pulita e che voglia creare una start-up, può accedere, prendere fino a 25.000€, da restituire in cinque anni a un tasso pressoché pari allo zero, e non c’è bisogno di presentare garanzie. I garanti di quel fondo saranno i consiglieri cinque stelle con i loro soldi. Questo dà la possibilità a un ragazzo come te di aprire qualsiasi attività senza chiedere a mamma e papà di farti da garante.

     Il mondo del lavoro e quello della scuola risultano ancora troppo distanti. Un tentativo di avvicinamento, però, si sta avendo con l’alternanza scuola-lavoro. Cosa ne pensa di questa iniziativa? Come si potrebbe potenziare?

     Questa è una delle iniziative più importanti che, a prescindere dal colore politico altri hanno pensato e provato a realizzare. A me sembra un’ottima idea perché dà la possibilità, a qualsiasi giovane, di entrare nel mondo del lavoro ancor prima di laurearsi o diplomarsi. Farà sì che molti entreranno nel mondo del lavoro avendo già fatto un’esperienza. Io credo che questo debba essere portato un po’ in tutti i campi, anche nella politica. Nessuno nasce che già sa qualcosa. Io ho iniziato a fare il politico che avevo 45 anni e non avevo mai fatto politica in vita mia. Non so se sono diventato bravo, so che so fare politica in questo momento perché riesco a rappresentarla. Confrontandomi con i consiglieri di altri partiti, non mi sento inferiore a nessuno. Cinque anni fa, quando ho iniziato questo mestiere, perché di un mestiere si tratta, mi tremavano le gambe entrando in Consiglio regionale, mi sentivo inadeguato, non avevo mai fatto politica, non sapevo se ero all’altezza. Con il tempo capisci che chiunque può far politica, anche un ragazzo come te e come tanti altri. Avvicinare i ragazzi alla politica significa avvicinarli a una professione, niente di più niente di meno.

     Seguire le proprie passioni o rispondere alle esigenze del mercato? Questo è un dilemma che attanaglia le menti degli studenti che si accingono alla scelta universitaria. Secondo lei in che modo si riesce a trovare il giusto compromesso?

     Io credo che noi dovremmo cominciare a non pensare più al mercato. L’errore di questo mondo, di questo Paese, di quest’epoca, è stato proprio quello di voler soddisfare a tutti i costi le risposte del mercato. Dovremmo cominciare a puntare e pensare di più alla qualità della vita delle persone, renderle felici. Non per forza la felicità corrisponde a un bene materiale. Il mercato, in fin dei conti, non è altro che un bene. È una cosa che tu puoi acquistare. Ci sono delle cose che non possono essere acquistate ma che sono beni comunque, che possono avvicinare chiunque senza nessun prezzo. Dovremmo cominciare a pensare questo mondo in maniera diversa. In questi giorni sto girando circa 70 paesi su 105 della mia provincia. Vedo e scopro posti dove non ero mai stato e ti assicuro che vado via con il sorriso sulle labbra perché ho scoperto una cosa nuova. Non mi è costato nulla, bastava arrivarci.

     

    di Lorenzo De Cinque


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