Il Mattioli’s Chronicles nel mondo della politica: atto III - Intervista al candidato della coalizione di centrosinistra Fabio Travaglini
 
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    Il Mattioli’s Chronicles nel mondo della politica: atto III

    Intervista al candidato della coalizione di centrosinistra Fabio Travaglini

    Intervista al candidato per le regionali della coalizione di centrosinistra FabioTravaglini. (Foto di Lorenzo De Cinque)La terza e ultima intervista dell’inchiesta del Mattioli’s Chronicles è rivolta a Fabio Travaglini, candidato come consigliere regionale del partito “Abruzzo Insieme” della coalizione di centrosinistra. Al centro della conversazione, sempre domande inerenti le tematiche delle altre due interviste: i giovani, la scuola, il mondo del lavoro e l’importanza del voto.

    Come è nata la sua passione per la politica?

    Ho cominciato a fare politica a San Salvo, nel mio comune, dieci anni fa, innanzitutto per raccogliere un'eredità familiare ma soprattutto per la volontà di rappresentare, allora che avevo appena vent'anni, una serie di esperienze e di problemi della mia generazione a livello locale. Mi sono candidato alle comunali facendo un’esperienza importante, raccogliendo una lista di giovani e giovanissimi, con i quali si è creato un gruppo che è diventato quello che mi ha sostenuto in diverse battaglie nel mio comune e nel mio territorio. Due anni fa mi sono ricandidato al comune e sono attualmente consigliere comunale.

    Oggi tra i giovani sono sempre più frequenti pensieri come “il voto non serve a nulla” “tanto le cose non cambiano” o addirittura totale indifferenza verso la politica. Come si potrebbe fare per avvicinare maggiormente i giovani mondo della politica?

    I giovani sono distanti dalla politica, includendo tra i giovani sia la mia generazione che quelle immediatamente successive fino ai neo diciottenni che si avvicinano al voto, perché non hanno trovato ascolto dalla politica e non hanno visto rappresentati i propri interessi, le proprie aspettative. Oggi c’è un clima molto negativo in Italia nei confronti della politica e dell’economia del territorio, perché non si percepisce un futuro. C’è poca fiducia nella realizzazione dei propri sogni, non si avverte che la politica o le istituzioni possano garantire stabilità. Dico sempre, sia ai miei coetanei sia a chi è più giovane di me, che è importante tornare a impegnarsi, non soltanto candidandosi ma anche semplicemente partecipando a dei gruppi sociali,  anche a scuola rappresentando gli studenti. Questo è un modo di fare politica che serve a crescere, a misurarsi e a impegnarsi. Non è importante che siano competizioni elettorali comunali o regionali, l’essenziale è fare squadra, confrontarsi, parlare di cose che interessano il territorio.

    In un territorio in cui ogni giorno le piccole attività chiudono i giovani se ne vanno altrove le prospettive di lavoro sono veramente scarse come si potrebbero incrementare posti occupazionali?

    Dirigo un'associazione di piccole e medie imprese e lavoro tutti i giorni a contatto con queste realtà, guidate, per la maggior parte, da giovani professionisti e giovani imprenditori. Conosco bene i problemi del lavoro essendo anch’io giovane. Sono attivo nel settore della formazione e ho a cuore una cosa: il modo del lavoro si evolve e i giovani oggi devono essere guidati su settori attuali legati soprattutto alle nuove tecnologie e al digitale. Le nostre aziende o le nuove opportunità di lavoro derivano soprattutto dalle nuove tecnologie e dai nuovi impieghi. Le imprese non assorbono più lavoratori non specializzati quindi  è necessario far capire ai giovani che è importante formarsi su nuovi settori come lavori legati all'informatica, al digitale e ai big data, una grossa sfida di cui nessuno sta parlando. Mi riferisco in particolare alle attività legate alle tecnologie della scienza, le STEM. Le imprese oggi hanno bisogno di confrontarsi con l'estero, c'è bisogno di professionalità nuove. Necessario è conoscere la lingua inglese ma anche lingue legate ai mercati emergenti come quelli orientali. L'evoluzione del mondo del lavoro sta portando a cambiare tipologia di lavoro. Non vi è la diminuzione dei posti di lavoro, semplicemente stanno cambiando le tipologie. Pensiamo oggi alle aziende che usano la robotica: all'estero stanno esplodendo, in Italia invece fanno ancora fatica a crescere o addirittura a nascere. Penso ci sia un’evoluzione del mondo lavorativo e le istituzioni si devono evolvere puntando sulla formazione professionale post scolastica e post universitaria, facendo capire che si può restare in Italia e che c’è mercato.

    Il mondo della scuola e quello del lavoro  risultano ancora troppo distanti. Un tentativo di avvicinamento, però si sta avendo con l’alternanza scuola-lavoro. Cosa ne pensa di questa iniziativa? Come si potrebbe potenziare?

    Tra i miei incarichi pubblici c’è anche quello di consigliere della Camera di Commercio di Chieti e Pescara ed ho sponsorizzato notevolmente l’alternanza. Conosco i dati e li ho analizzati notando che l’alternanza che più funziona è quella dove le aziende fanno realmente crescere i ragazzi che vengono inseriti in questo percorso lavorativo di formazione. La scuola deve crederci. Dobbiamo ricreare un tavolo di lavoro a tutti i livelli, sia comunale che regionale, in cui mettiamo dentro le istituzioni, la scuola e soprattutto l'Università che deve giocare un grande ruolo assieme alle imprese. Per analizzare i fabbisogni, dobbiamo avere anticipatamente un piano di lavoro per proporre percorsi di alternanza adeguati visto che proporli a caso ha poco senso. Prima di presentare un piano dobbiamo fare l’analisi dei reali fabbisogni del mondo del lavoro. In questo modo, anche l'alternanza, esperienza già positiva di suo, può diventare veramente un progetto vincente.

    Seguire le proprie passioni o rispondere alle richieste del mercato dilemma che attanaglia le menti degli studenti che si accingono alla scelta universitaria è proprio questo secondo lei in  che modo si trova il giusto compromesso?

    Secondo me sono conciliabili tutte e due le cose a patto che ci sia questo sistema di cui sto parlando. Oggi credo che per i giovani sia possibile seguire le proprie passioni poiché queste sono legate sia all’evoluzione del mondo del lavoro che del mondo globalizzato. Credo che oggi i giovani siano molto più informati rispetto al passato su quello che accade nel mondo e questo grazie soprattutto ai social media e al mondo dell'informazione. Quando si arriva a scegliere il percorso universitario in 5ª superiore, i ragazzi hanno già una visione di come è, come va e come si sta evolvendo il mondo. Oggi i diciottenni sono abbastanza maturi e cominciano a percepire come posizionarsi nel mondo, in quello del lavoro in primis, con le proprie aspirazioni. Credo sia importante innanzitutto realizzare i propri sogni e non seguire le indicazioni del mercato. Oggi bisogna puntare su settori che sono rimasti troppo marginali perché si pensava che non facessero girare l'economia. Vi faccio un esempio: l'Europa punta molto nella programmazione del 2021-2027 sulle industrie culturali creative, di cui in italia si parla ancora troppo poco. Si tratta di professionalità legate all’ambito umanistico e sostanzialmente al mondo della cultura, delle arti visive, grafiche, legate alla produzione pubblicitaria, alla moda e al turismo sostenibile. Queste sono le classiche professioni che una volta venivano totalmente sminuite. Bisogna proiettarsi al mondo, all’Europa perché c’è tanto spazio per queste discipline. Dobbiamo sempre puntare un occhio su quei Paesi avanzati del Nord Europa come la Svezia, la Norvegia o l’Estonia dove, oltre ad esserci un’industria che ha puntato molto sulla sostenibilità ambientale, un grande spazio è dato al settore della cultura. Io credo che ci debba essere anche un patto generazionale tra i giovani. Per questo motivo è importante ritornare a fare politica per riportare anche in questi settori la possibilità di dire che il lavoro c’è  e possiamo rimanere nel nostro territorio e contribuire all'economia locale, anche con settori innovativi.

    di Corrado Sambrotta

    di Lorenzo De Cinque


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