Alessandro Di Gregorio: provarci, crederci, fare e non farsi spaventare - Intervista al regista del cortometraggio "Frontiera"
 
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    Alessandro Di Gregorio: provarci, crederci, fare e non farsi spaventare

    Intervista al regista del cortometraggio "Frontiera"

    Il regista Alessandro Di Gregorio (foto di Ludovica Valente)Nella serata di sabato 2 marzo presso il Multisala Corso di Vasto è stato proiettato il cortometraggio “Frontiera”, vincitore del David di Donatello 2019, prodotto dal regista vastese Alessandro Di Gregorio. I ragazzi della redazione Mattioli’s Chronicles hanno partecipato all’evento traendo l’opportunità di incontrare in prima persona il regista.

    Com’è nata la sua passione per la cinematografia?

    È nata tanto tempo fa, nelle sale cinematografiche, nelle videoteche. All’epoca non esisteva internet ed era difficile reperire film o anche riviste e libri che parlavano di cinema, però magari si andava più spesso al cinema e lì vi era anche la possibilità di acquistare videocassette. È una passione, quindi, nata nel tempo un po’, appunto, dai film che guardavo affittandone più di uno per pomeriggio e un po’ grazie a mio padre, che ha sempre avuto una passione per la fotografia e i video, per cui in casa non mancava mai una macchina fotografica o una cinepresa super 8. Piano piano poi, quando mi sono trasferito a Roma, ho iniziato un corso di cinema e da lì ho avuto modo di venire a contatto anche con altre persone che avevano la mia stessa passione, la quale è cresciuta talmente tanto da diventare il mio mestiere.

    Nel corso della sua carriera ha preso parte a diversi progetti nell’ambito cinematografico. Quale tra questi l’ha più entusiasmata nel realizzarlo?

    Sicuramente “Frontiera”. Questo corto è stato quello che più mi ha coinvolto perché è il primo film per le sale, anche se è un cortometraggio. Probabilmente perché ha dimensioni produttive e un numero di persone che vi hanno lavorato più alto rispetto ad altri documentari a cui sono molto affezionato, dove invece eravamo una troupe più ridotta e allo stesso modo lo erano anche i progetti. Di certo questo è per me il più importante.

    Da dove è scaturita l’idea del cortometraggio sul tema dell’immigrazione?

    L’idea è dello sceneggiatore Ezio Abbate. Subito dopo la strage del 3 ottobre 2013 a Lampedusa, dove sono morte 368 persone, tra i diversi articoli a riguardo, ha letto uno de “La Repubblica”, dove Attilio Bolzone raccontava dell’accaduto dal punto di vista di due persone, una guardia costiera e un necroforo. Ha preso spunto da quell’ idea per scrivere la storia, dove ci sono i due personaggi che si incontrano e fanno questo viaggio all’inferno, sullo sfondo delle vicende legate ai migranti e a Lampedusa.

    L’aspetto più soddisfacente e la difficoltà più grande nel mettere in scena?Alessandro Di Gregorio e i ragazzi del Mattioli's Chronicles

    Le difficoltà si sono presentate, a livello produttivo, nel trovare qualcuno che investisse con noi in un progetto del genere perché, comunque, bisognava spostare una troupe a Lampedusa, trovare delle location, trovare degli attori. La parte, ovviamente, più soddisfacente è stata girarlo. Essere lì, tutti quanti insieme, lavorare a questo progetto con persone che ci hanno creduto, come me, dall’inizio alla fine.

    Altre idee in cantiere?

    Ce ne sono diverse. Non c’è ancora, però, un progetto ben definito. Sia con lo stesso sceneggiatore Ezio Abbate, che il produttore Simone Gattoni sto pensando, siccome ci sono appunto diverse idee, quale sia quella giusta per realizzare il primo film, non più un corto.

    Qualche consiglio per i giovani che vogliono intraprendere la sua carriera?

    Sicuramente il consiglio è quello di andare al cinema a vedere film. Adesso i film si possono vedere in tantissimi modi, ma quello che ti trasmette il cinema non viene dato dalle altre piattaforme. Altro consiglio è quello di provarci. A differenza di quando ho iniziato io, adesso ci sono molte più possibilità, ci sono molti più mezzi, quindi c’è molta più libertà, se vogliamo. E quindi è quello di fare. Fare e non farsi spaventare da niente e da nessuno. Soprattutto provarci e crederci.

    di Sara Della Gatta

    di Valentina D'Aulerio


    Parole chiave:

    cinema , film , immigrazione , intervista

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