Alternanza scuola lavoro: luci e ombre, la scuola e l’azienda rispondono - Al Polo Liceale Mattioli il convegno sull’Alternanza iniziativa dell’Unitre
 
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    Alternanza scuola lavoro: luci e ombre, la scuola e l’azienda rispondono

    Al Polo Liceale Mattioli il convegno sull’Alternanza iniziativa dell’Unitre

    Foto di Luca ProsperoMartedì 12 Marzo 2019, si è tenuto, presso l’Auditorium del Polo Liceale Mattioli di Vasto, il convegno “Alternanza scuola lavoro: luci e ombre, la scuola e l’azienda rispondono”, a cui hanno partecipato alunni di classi terze e quarte del “Mattioli” e dell’IIS “E. Mattei”. L’iniziativa è stata proposta dall’Università delle Tre Età ed ha visto interagire il Presidente di Pilkington Italia, dottor Graziano Marcovecchio, a rappresentanza del mondo del lavoro, e il professor Nicolangelo D’Adamo, ex preside del nostro Istituto, a rappresentanza del mondo della scuola, con l’accurata mediazione della dottoressa Lea Di Scipio che ha posto interessanti domande nell’ambito del progetto di Alternanza scuola lavoro.

    La prima domanda ha riguardato le aspettative che i ragazzi e la scuola hanno o dovrebbero avere sul mondo dell’Alternanza.

    “Negli anni ‘80” inizia il prof D’Adamo “la Confindustria ha lanciato una sfida alla scuola che considerava il mondo dell’industria qualcosa di negativo”. Confindustria chiedeva di insegnare a scuola la cultura del lavoro, che è la cultura del risultato. La scuola ha accettato la sfida, recepita anche dal Ministero, ed ha cercato di adattare il curriculum scolastico alle necessità del mondo del lavoro; prima fra tutte, la flessibilità, che si oppone ad una rigida corrispondenza tra il settore di studi e il lavoro. “L’approccio dei ragazzi deve quindi essere flessibile, capace di trasformarsi e riadattarsi di fronte alle difficoltà”.

    Afferma il dott. Marcovecchio: “ho di fronte la classe economica, sociale e politica del nostro territorio nei prossimi trent’anni”, la scuola è il tipo di impresa più difficile: ha come merce da trattare e lavorare il cervello dei ragazzi”. L’intervento del presidente della Pilkington ha sottolineato le richieste del mondo del lavoro nei confronti di quello della scuola. “Il 70% di voi fra 5/6 anni farà un mestiere che non è ancora stato inventato. Per questo motivo serve un contatto tra la scuola e il lavoro. Cambiano i mestieri, così come i processi e i prodotti. Le aziende richiedono soprattutto soft skills e capacità di problem solving. L’ASL deve essere un’esperienza volta a venire incontro alle nuove necessità. Bisogna che i presidi, i professori e le aziende ci credano. Se fossimo bravi a sviluppare questo percorso potremmo seminare lavoro, raccogliere opportunità”.

    Il secondo quesito posto ai due ospiti verte sul rapporto tra l’esperienza formativa, scolastica e lavorativa, sulle criticità avvertite dalle aziende e sul modo in cui esse vengono accusate dalla scuola.

    Secondo il prof. D’Adamo “non è vero che l’informatica e la robotica hanno preso posti di lavoro. Dietro queste nuove tecnologie ci sono posti di lavoro che sono stati e saranno creati. Bisogna che ci sia un connubio tra la cultura scientifica e quella umanistica. Non possiamo continuare a parcellizzare e separare in compartimenti stagni il sapere. Il sapere è unico. Spero che questo venga afferrato anche dai genitori. Questi ultimi devono comprendere la necessità della scuola di fare progetti di orientamento e alternanza scuola lavoro”.

    Marcovecchio ha elencato alcuni dei lavori più richiesti nei prossimi anni, tra questi il telechirurgo, il meccatronico, il consulente del benessere dell’anziano, il disegnatore di spazzatura riciclabile, il controllore climatico. “Non ho dubbi che nel progetto ASL ci sono difficoltà” continua “ma voglio che Vasto e il Vastese siano un’eccellenza a riguardo”.

    L’attenzione si sposta poi su come vada affrontato un colloquio di lavoro.

    “Le caratteristiche trasversali sono fondamentali” afferma Marcovecchio, “queste possono essere acquisite anche tramite esperienze sportive oppure attraverso lo scoutismo. Il curriculum deve quindi essere un racconto di queste esperienze, tramite le quali si sviluppano capacità di leadership, public speaking, teamworking. Fondamentale è l’attenzione all’inclusione e alla diversità, è la predisposizione a porsi problemi di tipo etico”.

    L’ultimo quesito vuole fornire una risposta ai consigli da dare alle famiglie per sfruttare al meglio le risorse economiche e personali che mettono in campo per i figli.

    “La preoccupazione delle famiglie dovrebbe essere di preparare, disegnare un percorso formativo di base solido e ricco, su cui si innesteranno successivamente momenti formativi mirati, in base al profilo professionale da ricoprire” spiega il prof. D’Adamo.

    “Sono un po’ preoccupato”, confessa il dott. Marcovecchio, “per come la famiglia gestisce, ultimamente, il rapporto con i figli. Si tende a sostituirsi alle figure professionali quali professori e allenatori. I genitori dovrebbero essere sponsor, sostenitori dei loro figli. Potrebbero essere utili degli incontri con le famiglie per spiegare il senso di questa delega”.

    A conclusione dell’incontro si è ribadito il valore della formazione civica e il pensiero etico, indispensabile nella vita.

    di Sara Della Gatta

    di Valentina D'Aulerio


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