"Miglia di passi dietro di me": intervista a cinque rifugiati - Intervista a cinque degli ospiti del Consorzio di Cooperative Sociali Matrix
 
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    "Miglia di passi dietro di me": intervista a cinque rifugiati

    Intervista a cinque degli ospiti del Consorzio di Cooperative Sociali Matrix

    La classe IA e i cinque ragazzi intervistati“L’unica cittadinanza che conosco è quella del mondo” (Diogene)

    Con queste parole ha preso il via il progetto interdisciplinare “Miglia di passi dietro di me”, realizzato dalla classe 1 A del Polo Liceale “R. Mattioli” nell’ambito delle attività di Cittadinanza e Costituzione, coordinate dalla professoressa Francesca Cinquina.

    Selezionato tra le 60 scuole finaliste del concorso “Dalle aule parlamentari alle aule di scuola – Lezioni di Costituzione”, il nostro Istituto propone un prodotto multimediale sull’attuale tema dell’immigrazione, partendo dall’analisi dell’Art. 10 della Costituzione Italiana e dell’Art. 14 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

    Dopo aver approfondito in classe gli aspetti socio-economici, politici e giuridici del fenomeno migratorio e ricercato nelle lingue del ceppo indo-europeo l’etimologia della parola “migrare”, gli alunni del Liceo, avvalendosi della preziosa collaborazione del Consorzio di Cooperative Sociali Matrix, hanno avuto l’opportunità di conoscere e confrontarsi con cinque ragazzi rifugiati godenti del diritto di asilo e di protezione umanitaria.

    Nel corso dell’intervista, svoltasi giovedì 21 marzo in coincidenza con la Giornata Mondiale contro il Razzismo, gli ospiti del Centro Matrix hanno risposto alle numerose domande poste dai ragazzi, rievocando i loro drammatici viaggi alla ricerca della speranza e di una vita migliore e suscitando una profonda tensione emotiva in quanti li hanno ascoltati.

    Adesso finalmente stiamo bene: abbiamo un lavoro, io faccio il barista”, racconta il primo degli intervistati e subito il più piccolo dei rifugiati aggiunge che lui sta ancora studiando. Alla domanda se l’Italia sia un Paese razzista, rispondono concordi che Dio ci ha fatti tutti uguali e che solo alcune persone hanno comportamenti discriminanti, per cui non bisogna mai generalizzare.

    “Questo Paese rappresenta per noi la Terra Promessa, ma non rivivremmo mai l’esperienza traumatica e dolorosa del viaggio: le frontiere, le torture, la fame, la siccità del deserto, – soli 5 litri d’acqua per sette giorni – il duro carcere in Libia...”

    “Sul barcone di 13 metri, rimasi accucciato a lungo in mezzo ad altre 114 persone, il tempo mi è sembrato infinito!”

    “Avete rimpianti?” chiedono i ragazzi. “La nostra terra ci manca e ci mancherà sempre, ma noi stiamo bene qui” rispondono unanimi.

    Il racconto continua con la descrizione delle loro giornate, ricche di attività di ogni genere, quali lo studio, il lavoro, lo sport, la musicoterapia, l’arte...

    Alla domanda “Come vi vedete tra cinque anni?” rispondono che, per loro, il Centro Matrix non è un punto di arrivo ma quello di partenza per un progetto di vita ancora da definire attraverso la formazione e la piena integrazione nel nostro tessuto sociale.

    I ragazzi del Centro di Accoglienza ripongono in noi italiani grande fiducia e nutrono ampie aspettative per il loro futuro. Ci offrono le loro giovani vite e il loro entusiasmo; noi saremo in grado di accoglierli come meritano?

     

    di Francesca Cieri, Simone Di Minni, Massimiliano Polilli (classe IA)


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