Risorse-Umani 4.0: sommersi o salvati? - Presentazione del libro di Alessandro Obino e dialogo sul lavoro nell’era digitale
 
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    Risorse-Umani 4.0: sommersi o salvati?

    Presentazione del libro di Alessandro Obino e dialogo sul lavoro nell’era digitale

    La conferenza (foto di Costanza Vespasiano)L'uomo digitale è un uomo particolare, che usa sempre più tecnologia, ma sa sempre meno di tecnica. Un uomo che è sempre più connesso con il mondo intero...

    Quale luogo più significativo per discutere di temi di lavoro? Sabato 6 Aprile presso la sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso-Vasto, in occasione della presentazione del libro di Alessandro Obino “Risorse-Umani 4.0 (perché l'industria 4.0 e l'avvento dell'era digitale ci rendono sempre più risorse e sempre meno umani)”, gli esponenti del mondo della scuola e del lavoro hanno dialogato su come prepararsi alla rivoluzione del lavoro nell'era digitale.

    All'incontro erano presenti i relatori Carlo Vallone, Responsabile del personale di stabilimenti produttivi, Luciano D'Amico, Economista già Rettore dell'Università degli Studi di Teramo e Gaetano Fuiano, Dirigente Scolastico dell'IIS “ Mattei” di Vasto, coordinati da Marco Di Fonzo, giornalista SKY TG 24.

    In un periodo storico di così grande complessità per i processi economici in atto e di grave crisi a livello globale, nel quale l'organizzazione del commercio internazionale ha cambiato completamente volto e l'innovazione digitale sta rivoluzionando lo scenario del lavoro e con esso le competenze richieste dal mercato, Di Fonzo chiede al Prof. D'Amico una riflessione in merito, evidenziando le criticità di questo sistema. Il processo di innovazione tecnologica, risponde il Professore, non riguarda più solo i lavoratori ma tutti gli individui come consumatori e comporta una vera e propria rivoluzione di valori, un cambiamento a cui, purtroppo, la nostra società non è sufficientemente preparata per l'incapacità della classe dirigente di orientare la collettività verso questa transizione. Le giovani generazioni dovrebbero, in questo passaggio, far sentire più forte la loro voce, rivendicando singolarmente o attraverso le formazioni sociali, il diritto ad un proprio futuro. Sposando le tesi sostenute nel saggio di Obino, D'Amico mette il dito nella piaga più profonda del nostro Paese: i giovani, benchè millennial e nativi digitali, sono destinati a soccombere in un sistema produttivo globale che non guarda più all'uomo come risorsa attiva, ma lo tratta ormai da semplice materia prima, perchè interessato solo ai dati sui suoi consumi.

    Alla domanda su che tipo di implicazioni la rivoluzione digitale comporti in un ambiente di lavoro industriale, Vallone risponde che essa rappresenta la realtà concreta con la quale si convive a tutti i livelli. Si tratta di un processo ormai irrevocabile, aggiunge, poiché tutti i sistemi organizzativi e produttivi interagiscono tra di loro trasmettendo flussi di informazioni in tempo reale. Questo richiede una notevole rapidità di acquisizione delle stesse da parte di chi ne fruisce, ma altresì di contestuale sintesi e velocità nel restituire risposte.
    Il libro di Alessandro Obino (foto di Costanza Vespasiano)

    Fuiano, rappresentante del mondo della Scuola, sottolinea la necessità urgente di raccogliere la sfida, nonostante le difficoltà che il sistema scolastico, ancora legato ad insegnamenti disciplinari ed educativi della visione gentiliana, incontri. Occorre, quindi, superare i tradizionali schemi epistemiologici, puntando al raggiungimento di abilità più complesse in linea con le Raccomandazioni Europee derivanti dalla “Strategia di Lisbona”, nel perseguimento di competenze dinamiche e competitive. Quale è lo sforzo che la Scuola deve fare perchè gli studenti sappiano padroneggiare le sfide che il mondo del lavoro riserverà loro? In primis occorre ripensare “la funzione docente”, che abbia piena padronanza professionale delle conoscenze disciplinari ma allo stesso tempo sappia trasmetterle attraverso linguaggi digitali, idonei a favorire l'acquisizione di un pensiero critico, autonomo e capace di dare soluzioni e risposte a problemi complessi, il cosiddetto “computational thinking”, pensiero computazionale, ossia la capacità di approcciare problemi complessi tramite una “logica iterativa” di analisi dei dati, astrazione e applicazione della soluzione.

    A domanda su come venir fuori da queste secche e riacquistare la capacità di critica che il nostro sistema formativo e la cultura consumistica hanno completamente “addomesticato”, Obino dice che il mondo digitale con le sue infinite scelte e la sua personalizzazione spinta, sta diventando un'estensione della nostra personalità che più ci mostra, più ci impedisce di conoscere, limitandoci nella visione di altre prospettive e inducendoci a guardare solo dal punto di vista che ci viene presentato. Guarda caso, questo ci risulta familiare perchè creato dal mondo digitale per assonanza con le nostre precedenti scelte oppure da noi ricercato in base alle normali chiavi di ricerca, che abbiamo in mente.

    Il mondo digitale è una forma moderna e terribile di caverna di Platone nella quale siamo rintanati e da cui è sempre più difficile uscire.
    Quali competenze applicative i giovani, allora, dovranno sviluppare per non essere schiacciati dalla digitalizzazione? Il Prof. D'Amico, sposando i diversi schemi sintetizzati dall'autore del saggio, suggerisce un profilo educativo che si riappropri di competenze di tipo logico-scientifiche, che trovano la loro culla d'elezione nello studio del latino, della logica, della filosofia, della matematica, discipline tutte da coniugare con una formazione umanistica in senso vero, ossia riguardante l'uomo, piuttosto che la tecnica.

    Senza una solida base umanistica, sottolinea Obino, non ci può essere neanche una valida formazione tecnica, poiché questa andrebbe a creare un mero esecutore e quindi un individuo costituzionalmente debole. Nel mondo del lavoro le abilità esecutive sono sempre più insidiate dall'automazione e dall'intelligenza artificiale, pertanto la curiosità intellettuale, l'approccio transdisciplinare, l'interculturalità, la relazione umana e la comunicazione efficace, sono tutti elementi preziosi da ricercare e coltivare non solo nella scuola ma nella famiglia e nelle società in generale.

    Foto di Costanza VespasianoUn concetto su cui focalizzare la riflessione, aggiunge Vallone, sulla base delle sua esperienza è l'acquisizione del cosiddetto “sense making”, ossia la consapevolezza di ciò che si fa, attraverso la pluralità di esperienze sul campo, che i ragazzi devono mettere in atto nel loro percorso di crescita. Inoltre gli studenti devono apprendere i meccanismi della comunicazione efficace, imparare a trasmettere messaggi complessi con semplicità, avendo cura di raccogliere sempre i feedback, per rimodulare eventualmente la trasmissione dei contenuti. Alle giovani generazioni si richiede, inoltre, in modo imprescindibile di sapersi relazionare proficuamente in team di lavoro, nel perseguire un obiettivo comune, acquisendo l'abilità di saper gestire i propri livelli emotivi.

    Per concludere, secondo l'autore del libro, “i sommersi” saranno coloro non in grado di conseguire nuove competenze e quindi, per questo, destinati a rimanere in lotta con l'automazione sempre in procinto di sottrarre loro lavoro. Fra di loro i primi saranno coloro che svolgono un lavoro intellettuale ripetitivo. Gli altri, “i salvati”, saranno i lavoratori con un elevato livello di competenza, nelle professioni manuali o intellettuali non ripetitive, gli analisti di sistemi informativi, i gestori di macchine automatiche ma anche gli artigiani, che non potranno essere sostituiti da apparecchi digitali.

    Insomma la conoscenza solo teorica è ingannatrice se non affiancata dalla prassi e dall'analisi delle varie complessità; la prassi, però, non può essere esperita in solitudine ma deve essere socializzata, cercando forme di organizzazione funzionale, che portino a mettere in campo strategie di generazione di valore.

    La strada per uscire dalla caverna è tortuosa ma esiste: occorre trovarsi dei buoni compagni di viaggio e credere sempre che se c'è una crepa in ogni cosa, è anche vero che da lì può entrare la luce!

     

    di Francesca Cinquina


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