Don Luigi Ginami: quando la speranza è l’ultima a morire - Incontro con Don Luigi Ginami, presidente della Fondazione Santina Onlus
 
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    Don Luigi Ginami: quando la speranza è l’ultima a morire

    Incontro con Don Luigi Ginami, presidente della Fondazione Santina Onlus

    Incontro con Don Luigi GinamiSabato 25 maggio, il Polo Liceale Mattioli ha ospitato Don Luigi Ginami, sacerdote della Diocesi di Bergamo e presidente della Fondazione Santina Onlus. L’Associazione prende il nome dalla madre del sacerdote, fonte di ispirazione e forza per i suoi viaggi in diverse parti del mondo in aiuto dei più bisognosi. Dal 2017, i resoconti dei suoi viaggi di solidarietà vengono pubblicati nella collana #VoltiDiSperanza. 

    Don Luigi ha ricordato le persone incontrate durante i suoi viaggi; alcune con un vissuto pesante alle spalle, fatto di soprusi, violenze, povertà, prepotenza, quelli che la società definisce esclusi, soffermandosi poi su Àngel, classificato come detenuto di elevata pericolosità nel carcere di massima sicurezza di Challapalca in Perù. Àngel, conosciuto come “El viejo paco”, ha ucciso, massacrato e torturato più di 300 uomini.

    Avevo veramente molta paura, sia dei soldati con i fucili sia dei detenuti – racconta Don Luigi. perché potevano farmi del male in ogni momento. I prigionieri non potevano neanche provare a  scappare, visto che sarebbero morti subito a causa del freddo e della desolazione del luogo”. Continua poi  “Era il 26 dicembre 2016, finalmente ero riuscito ad avere i permessi per celebrare la messa nel carcere, erano presenti 40 detenuti e 80 guardie. Ad un certo punto chiesi ai presenti chi fossero il più giovane e il più anziano. Anziano in spagnolo si dice viejo e tutti si erano girati a guardare un uomo, che si alzò immediatamente. Sorprendentemente lui iniziò a confessarsi, mi disse tutto quello che di spregevole e disumano avesse fatto nella vita ed io, non realizzando quello che stesse succedendo, lo assolsi da tutti i suoi peccati. Solo dopo mi accorsi dello sbaglio che avevo fatto, ma grazie a Papa Francesco capii che non era così. Infatti proprio quel giorno il Papa aveva ricordato “Gesù è il carcerato”, secondo un versetto del Vangelo di Matteo:“Ero in carcere e siete venuti a visitarmi”.

    Don Luigi ha mostrato agli studenti un lucchetto ed una chiave spezzata con la quale è riuscito ugualmente ad aprire la serratura. “Anche se siamo spezzati nell’animo, dobbiamo sempre riuscire a risollevarci. Non dobbiamo guardare al passato ma al futuro. No mires atràs, mira adelante: Non guardare indietro, ma guarda avanti”.

    La sua non è né carità né cooperazione ma condivisione. Andando in determinati luoghi decide di dormire nelle case delle persone che incontra, mangiare, bere e vestirsi come loro. In cambio costruisce delle capanne per i senzatetto, fornisce cibo e tutto ciò che è necessario per vivere dignitosamente.

    Ha raccontato poi di Miriam, una bambina divenuta madre a 13 anni a causa delle violenze del fratello. “Appena la vidi allattare, iniziai subito a piangere. Per consolarmi mi diede un suo braccialetto verde, che indosso ancora oggi”.

    Ha ricordato la sua esperienza con due ragazzi somali, appartenenti al gruppo islamista Al-Shabaab, imprigionati nel carcere di Garissa in Kenya, responsabili della strage di Garissa del 2 aprile 2015 in cui furono sgozzate circa 150 persone.

    Infine ha parlato di Everlyne, una donna malata di AIDS. Quando la vide per la prima volta era in punto di morte e decise di portare lei e i suoi tre figli in un resort a 5 stelle per due giorni. “Secondo voi è meglio dare vita ai giorni o giorni alla vita? Io decisi di dare vita ai giorni”.

    Nel resort li fece mangiare ottimo cibo e dormire in un morbido letto. Poi portò la donna in ospedale e le procurò del sangue necessario per le sue condizioni. Dopo qualche giorno era migliorata notevolmente. “Aiutandola mi ricordai di mia mamma. Ogni giorno dovevo vestirla, pulirla e darle da mangiare. Nonostante il dissenso dei medici, le feci fare molti viaggi e in uno di questi la portai proprio nel resort in cui portai Everlyne”.

    E’ fondamentale non arrendersi mai e inseguire sempre i propri sogni, superando qualunque avversità.       

    “La speranza non è ottimismo. La speranza non è la convinzione che ciò che stiamo facendo avrà successo. La speranza è la certezza che ciò che stiamo facendo ha un significato. Che abbia successo o meno” (V. Havel).

    di Giulia Di Paolo


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