Aeronautica e Astronautica, quando lo Spazio diventa una realtà - Intervista ai Tenenti Colonnello Walter Villadei e Daniele Mocio
 
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    Aeronautica e Astronautica, quando lo Spazio diventa una realtà

    Intervista ai Tenenti Colonnello Walter Villadei e Daniele Mocio

    Intervista ai due Tenenti Colonnello Walter Villadei e Daniele Mocio. (Foto di Francesca Prudenza)  Oggi, 5 novembre 2019, il Polo Liceale Mattioli ha avuto l'onore di accogliere due ospiti d'eccezione, il Tenente Colonnello Walter Villadei e il tenente Colonnello dell'AM Daniele Mocio, in occasione del Convegno  "Aeronautica e Austronatica: Stato dell'Arte e Professioni del Futuro" tenutosi presso l' Auditorium del nostro Istituto. Incontro fortemente voluto dalla prof.ssa Rosa Lo Sasso e dalla Dirigente Scolastica prof.ssa Maria Grazia Angelini che ringraziamo  per  l' eccellente esperienza offerta a tutti.

    Abbiamo avuto la possibilità di intervistare privatamente i due Colonnelli, traendone un'interessante dibattito.

    Colonnello Villadei, da cosa nasce la sua professione nello Spazio?

    Domanda abbastanza complessa! Il mio interesse per lo Spazio nasce da un’aula come questa. Quando ero studente avevo questa forte attitudine per la geografia astronomica, le stelle, il volo, e dopo la maturità scientifica sono entrato in Accademia Aeronautica Militare, dove la formazione mi ha permesso di strutturare questa passione e incanalarla in un percorso professionale; da lì ho imparato le tecniche del volo, come si gestiscono le flotte degli aeroplani. L’Aeronautica ha sempre guardato allo Spazio con interesse, e infatti, ad un certo punto, ho avuto l’occasione e l’opportunità di iniziare un percorso come cosmonauta. Bisogna immaginare la figura del cosmonauta come un membro di una squadra molto più ampia: ci sono medici, piloti, ingegneri, tecnici. Per portare una persona nello spazio c’è bisogno di un team ben strutturato, poiché è un contesto che offre la possibilità di sviluppare tecnologia, scienza e innovazione.

    Quali riscontri è in grado di dare nella nostra vita di tutti i giorni?Il Tenente Colonnello Walter Villadei. (Foto di Francesca Prudenza)

    E’ da considerare che quest’anno si celebrano i 50 anni dal primo sbarco sulla Luna e la tecnologia si è evoluta in maniera rapidissima. Negli anni ’60 siamo nel pieno del confronto tra Unione Sovietica e Stati Uniti, e quella competizione ha portato l’uomo, in soli otto anni, a superare l’atmosfera terrestre. Tutto ciò ovviamente non sarebbe potuto succedere senza un finanziamento straordinario e un conseguente sviluppo tecnologico quasi verticale. Basti pensare che le tecnologie che utilizziamo oggi, dalla macchina fotografica, ai cellulari, fino ai computer, sono stati concepiti e sviluppati proprio in quel periodo. Ancora oggi lo Spazio è un’opportunità di sviluppo: nella Stazione Spaziale sono svolti esperimenti in campo medico, biologico, chimico, tecnologico.

    Come si diventa cosmonauti?

    Da una parte è la domanda più semplice a cui rispondere, da un’altra quella più complessa. Esistono dei percorsi qualificati, dei momenti in cui le grandi agenzie spaziali indicono delle selezioni e individuano validi pretendenti per iniziare quest’attività. Nel mio caso, ho seguito un percorso nuovo all’interno dell’Aeronautica Militare perché l’Italia è l’unico Paese in Europa ad avere una cooperazione diretta con gli Stati Uniti, e questo ci ha consentito di scegliere un ingegnere, come nel mio caso, e ha avviato un addestramento con i Russi. Il futuro non è detto che ripercorra le stesse vie del passato: si stanno aggiungendo Agenzie Spaziali del tutto nuove, come quella cinese e quella indiana, quindi lo Spazio diventerà un contesto accessibile a molte più persone. Il passato rappresenta un riferimento da guardare con attenzione, ma con la capacità di creare nuove strade.

    Negli ultimi anni sta tornando in “voga” un fenomeno detto “Lunacomplottismo”, un movimento nato a seguito del primo allunaggio, avvenuto il 20 luglio 1969 e che continua a vivere 50 anni dopo grazie ad Internet e le piattaforme digitali. Come risponderebbe alle provocazioni di questi cosiddetti complottisti?

    Sono riflessioni che mi lasciano molto perplesso. Che un complotto così articolato e complicato passasse inosservato all’Intelligence Sovietica mi sembra molto difficile di per sé. Se poi guardiamo all’oggi, la Stazione Spaziale Internazionale è ormai una realtà, gli astronauti vanno nello spazio, i personaggi fanno fotografie durante attività extraveicolari; la meccanica orbitale è pressoché la stessa. Ci sono poi reperti portati dalla Luna verso di noi, e un intero team di scienziati si occupa di studiarli. Quindi a rigor di logica è impossibile che esista un complotto così perfetto da rimanere in piedi da 50 anni.

    Colonnello Mocio, quale consiglio si sentirebbe di dare ai docenti per quanto riguarda l’insegnamento delle Scienze a scuola?Il Tenente Colonnello Daniele Mocio. (Foto di Francesca Prudenza)

    Quello che sto vedendo ultimamente, specialmente per quanto riguarda il mio ruolo e la mia professione, è che si è perso l’approccio alla geografia astronomica. Ai miei tempi era oggetto di esame di maturità e, probabilmente, sono ancora ancorato a quel tipo di insegnamento che vorrei si replicasse. Per esempio, in Istituti Aeronautici la meteorologia non si insegna più, eppure questo indirizzo dovrebbe preparare i ragazzi verso i vari ruoli dell’Aeronautica. In generale noto una perdita di interesse verso la Scienza classica, largamente intesa così come dovrebbe essere insegnata nelle Scuole Secondarie.

    Ogni giorno veniamo bombardati da allarmi relativamente a cambiamenti climatici in atto, provocati da atteggiamenti irresponsabili del genere umano. E’ veramente così importante ridurre le emissioni nell’atmosfera? Quante bufale si sentono a riguardo?

    Noi viviamo in un luogo, ovvero la Terra, in cui la temperatura non dovrebbe aumentare, perché questo andrebbe a creare situazioni differenti per ecosistemi differenti. E’ chiaro però che il clima ha la sua vita, il suo ciclo, quindi quello che è veramente necessario è affidarsi alle informazioni verificate da esperti del settore, perché tutti sono in grado di parlare di clima, di eventi meteorologici, di cambiamenti climatici. Il problema esiste, non solo nell’atmosfera ma soprattutto sul territorio; antropizzazione non significa solo emissione di CO2 o di  gas serra, ma significa anche un sistema che non è capace di assorbire gli impatti derivanti dai cambiamenti climatici. Ma non è detto che comunque questi cambiamenti siano dovuti esclusivamente a cause antropiche, l’importante è cercare di non innalzare la temperatura della nostra Serra (perché sì, viviamo in una serra), non amplificando e velocizzando questo cambiamento in atto.

    di Mariasole Desideri


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