Angelica Kauffmann: la talentuosa pittrice neoclassica - Appuntamento settimanale con le donne nella Storia dell’Arte
 
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    Mattioli Vasto Cultura 24/12/2019 24/12

    Angelica Kauffmann: la talentuosa pittrice neoclassica

    Appuntamento settimanale con le donne nella Storia dell’Arte

    Autoritratto di Angelica KauffmanIl diciassettesimo secolo vide il susseguirsi, in Italia e nelle varie corti europee, della notorietà di numerose pittrici, come ad esempio Elisabetta Sirani, prima donna ad aprire una scuola di pittura, con sede a Bologna, rinominata poi la “scuola delle donne”, e Fede Galizia, rinomata per le sue nature morte. Bisognerà, però, aspettare la seconda metà del '700 per l’arrivo di un nuovo irrefrenabile successo nel panorama artistico internazionale da parte di una donna: Angelica Kauffmann.

    Angelica (1741-1807) nacque in Svizzera, nel Cantone dei Grigioni, e trascorse la sua infanzia in Austria. Era, così come la maggior parte delle pittrici del periodo, figlia d’arte: il padre, Joseph Johann Kauffmann, pittore non molto noto, trasmise tutto il suo amore per l’arte alla figlia. La pittura non fu però l’unico interesse della giovane Angelica. La madre, infatti, contribuì allo sviluppò delle sue abilità nell’apprendimento delle lingue (Angelica era in grado di parlare correttamente italiano, tedesco, inglese e francese), le impartì lezioni di canto e la spronò a studiare letteratura. Ma la pittura rimase sempre la passione prediletta della ragazza e a dodici anni realizzò già il suo primo autoritratto, seguito da altri due più noti, oggi conservati agli Uffizi.

    In seguito alla morte della madre,Ritratto della famiglia di Ferdinando IV il padre decise di proporre alla figlia un viaggio di formazione
    artistica in Italia
    . Attraverso lo studio delle opere dei grandi artisti italiani del Cinquecento e del Seicento a Firenze, a Bologna e poi a Roma e a Napoli, Angelica perfezionò le proprie capacità artistiche e diventò di fatto una delle più influenti pittrici in Italia, tanto che fu fortemente voluta dalla regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena come pittrice ufficiale della corte napoletana. Qui, anche se vi restò pochi mesi, Angelica realizzò il monumentale “Ritratto della famiglia di Ferdinando IV”, lungo più di tre metri e alto più di quattro, oggi conservato al museo di Capodimonte.

    Ritratto di GoetheMomento cruciale nella sua vita fu l’incontro con Goethe, che si trovava a Roma di passaggio, con cui strinse una solida amicizia, suggellata anche dal ritratto che il celebre scrittore commissionò alla Kauffmann. Goethe scriveva di Angelica: «Guardar quadri con lei è assai piacevole; tanto educato è il suo occhio ed estese le sue cognizioni di tecnica pittorica». Angelica, anche se era già sposata con il pittore Antonio Zucchi, probabilmente si innamorò di lui, ma lo scrittore preferì non impegnarsi e la Kauffmann cadde in una profonda depressione che riuscì a curare solo grazie all’arte.

    Nonostante fosse un’ottima ritrattista, Angelica Kauffmann viene particolarmente ricordata per i suoi soggetti storici e mitologici, che la rendono una delle più importanti esponenti del neoclassicismo. Tra i suoi capolavori figurano due dipinti commissionati dal duca Onorato Caetani, oggi entrambi esposti al Metropolitan Museum of Art di New York, ispirati al romanzo di Fénelon “Les avantures de Telemaque”.

    Entrambi i quadri hanno comeTelemaco e le ninfe di Calipso protagonista Telemaco, figlio di Ulisse. Nel primo, chiamato “Telemaco e le ninfe di Calipso”, realizzato nel 1782, viene mostrato l’arrivo di Telemaco nell’isola di Calipso, così come narrato nel romanzo di Fénelon. Il ragazzo è accolto da tre ninfe, che ricordano molto nei gesti e nei movimenti le tre Grazie della mitologia greca, le quali gli offrono un cesto di frutta e una corona di fiori. Sulla sinistra, Calipso, raffigurata come una donna elegante e sensuale, intrattiene Mentore, che altro non è che la dea Atena sotto mentite spoglie.

    Il fascio di luce proveniente da sinistra ha un ruolo fondamentale nella composizione dell’opera: accarezza le figure delle tre ninfe, conferendo loro una grande leggiadria e risaltando le curve morbide delle loro braccia. Telemaco è rappresentato ancora come un fanciullo, con tratti quasi femminili: questa scelta rappresenta il non ancora compiuto passaggio dalla giovinezza alla maturità del ragazzo, uno dei temi principali dell’ideale “dittico” della pittrice su Telemaco.

    Nel dipinto è rappresentata al meglio la xenia, il concetto dell’ospitalità tanto caro ai greci, secondo cui era un dovere per chiunque ospitare coloro che chiedevano accoglienza. Infatti, uno dei punti chiave della corrente del neoclassicismo era proprio far riscoprire valori etici e morali, di alto contenuto civile, che la storia antica proponeva come modelli per il presente.

    La tristezza di TelemacoUn anno più tardi Angelica Kauffmann realizzò il secondo dipinto dedicato al figlio di Ulisse, dal titolo “La tristezza di Telemaco”. Le vicende narrate in quest’opera sono ambientate poco tempo dopo quelle del primo dipinto: Telemaco è seduto a un tavolo ed è raffigurato triste e assorto nei suoi pensieri. Calipso, seduta al suo fianco, sta chiedendo alle Ninfe dietro di lei di smettere di cantare le gesta di Ulisse, causa del dolore di Telemaco, il quale sente la mancanza del padre che non vede da prima dell’inizio della guerra di Troia.
    Un’altra ninfa sta riempiendo con una brocca un catino per lavare i piedi al giovane. La Kauffmann riprende, quindi, il concetto della xenia, in quanto l’atto di lavare i piedi agli ospiti era uno dei rituali dell’accoglienza greca. Mentore, o meglio, Atena, è seduto vicino al ragazzo e sembra dirgli qualcosa, quasi a confortarlo. Nonostante la presenza di numerosi elementi decorativi, tra cui la tavola ornata in stile Luigi XVI, le ricche suppellettili in legno dorato e gli elementi naturali sullo sfondo, fulcro dell’opera rimane Calipso, dipinta con uno sguardo dolce e comprensivo. Grazie alla luce puntata su di lei, viene messo in risalto il candore della sua veste bianca che le conferisce una spiccata femminilità e graziosità.

    Questi due dipinti ebbero un grande successo e alcuni nobili richiesero altre versioni da esporre nei loro palazzi. Infatti, oltre agli originali conservati al Met, ne esistono altre copie oggi possedute da collezionisti d’arte. Questa è una dimostrazione che Angelica Kauffmann era molto richiesta all’epoca e fu anche voluta per la realizzazione di un affresco per la “Cappella Svizzera” del Santuario di Loreto.

    Angelica Kauffmann fece dell’arte la sua vita, tanto che si pensa che la sua morte fu dovuta proprio ai veleni della tavolozza che inalò per oltre sessant’anni.

    Fu un’artista eclettica e poliedrica: fu ritrattista, miniaturista e pittrice storica, richiesta da tutte le corti dell’epoca e amata dai suoi contemporanei, primo fra tutti Antonio Canova, che organizzò il suo funerale, a cui parteciparono centinaia di artisti, letterati e membri dell’accademia di Francia, dell’accademia di San Luca, cui Angelica era affiliata, e della Royal Academy of Arts, di cui fu cofondatrice insieme ad altri trentatré pittori e scultori. Le sue opere sono oggi esposte nelle più prestigiose gallerie del mondo. L'artista inglese Charles Willson Peale, che era solito dare il nome di artisti famosi ai propri figli, battezzò una delle sue figlie in suo onore, chiamandola Angelica Kauffman Peale.

    La pittrice aveva inoltre anche il diritto di sepoltura al Pantheon (dove comunque è presente un suo busto), ma volle espressamente essere sepolta accanto al marito, per poter “abitare anche dopo la morte accanto all’uomo con cui aveva goduto di tanto accordo”, così come recita il suo epitaffio.

    La Kauffmann fu senz’altro una delle artiste più influenti della sua epoca. Speriamo che la sua figura riacquisti la popolarità che aveva un tempo in modo che le sue opere possano essere conosciute ed apprezzate da sempre più persone.

     


    Simone Di Minni



    Parole chiave:

    arte , donna , neoclassicismo , Ritratti

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