La via della pace attraverso un romanzo - Una bottiglia nel mare di Gaza parla di due ragazzi israeliani e palestinesi
 
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    Mattioli Vasto Attualità 26/12/2019 26/12

    La via della pace attraverso un romanzo

    Una bottiglia nel mare di Gaza parla di due ragazzi israeliani e palestinesi

    Da anni Palestina e Israele sono luoghi insicuri, pericolosi, soggetti a costanti attentati. I giovani israeliani e palestinesi vivono ogni giorno con l'amara consapevolezza che possa essere anche l'ultimo. Proprio per questo gli scrittori ambiscono a diffondere questi temi, così che tutti noi possiamo essere consapevoli di ciò che accade e di quello che si prova.

    Una bottiglia nel mare di Gaza” è un romanzo di Valérie Zenatti, pubblicato nel 2005 a Firenze, dalla casa editrice Giunti. Valérie Zenatti è nata a Nizza nel 1970 da una famiglia ebraica. All'età di 13 anni si è trasferita, con tutta la sua famiglia, in Israele.
    A 18 anni, come è obbligatorio per tutte le giovani israeliane, ha dovuto prestare servizio militare per ben due anni. È proprio da questa esperienza che, dopo aver conseguito gli studi di Storia e di Ebraico, ha scritto e pubblicato il suo primo successo editoriale: "Quando ero soldato". Attualmente è una giornalista e docente di Ebraico e, dal 1999 scrive romanzi per ragazzi.
    Il suo libro, Una bottiglia nel mare di Gaza, è stato tradotto in quindici lingue ed esiste anche un omonimo adattamento cinematografico, uscito nel 2012 in Francia.

    È un romanzo epistolare. Tutta la storia si articola intorno alla corrispondenza fittizia, per e-mail, tra una liceale isrealina, Tal, e un giovane palestinese, Naim. Lei è molto estroversa e fin da subito si possono delineare le sue qualità, i principi con cui è stata cresciuta: la pace è l'unica via della salvezza. Naim invece è molto riservato, la schernisce con frasi taglienti e pungenti ma, dietro tutto questo, si può scorgere la sua sofferenza e il suo desiderio di pace.
    Nei sei mesi di corrispondenza iniziano a conoscersi, a condividere esperienze ed emozioni, specialmente il dolore e la stanchezza di quella vita, di quelle scene, di quelle morti innocenti, che diventano sempre più spossanti.

    "Sono un orologio che si è fermato all'ora del delitto, un cuore che continua a battere mentre il cervello non risponde più. Piango, guardo nel vuoto, vedo cose che non posso raccontare a nessuno [...] I miei occhi hanno visto quello che non avrebbero mai dovuto vedere."

    Una lettura piacevole, coinvolgente, che riesce a trattare un tema così delicato senza annoiare il lettore. Alcune circostanze e determinati momenti sono drammatici, ma servono per "aprirci gli occhi", per farci capire cosa vivono, provano persone come noi la cui unica e sola "sfortuna" è quella di essere nati in un terra colma d'odio e di disperazione. Solo pochi hanno ancora la speranza che possa finalmente tornare la Pace, che si possa mettere un punto e ricominciare da capo, che vi sia la fine di morti innocenti.

    Ciò che accomuna Tal e Naim è la speranza che qualcosa possa cambiare, che i loro Paesi possano respirare la PACE tanto desiderata.

     

     

    di Emanuela Ricciardi


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