Mariella Di Brigida: una ricercatrice a Vancouver - Intervista alla docente di lettere Mariella Di Brigida
 
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    Mattioli Vasto Interviste 29/12/2019 29/12

    Mariella Di Brigida: una ricercatrice a Vancouver

    Intervista alla docente di lettere Mariella Di Brigida

    Foto di Alessandro Ciffolilli

     

    Abbiamo avuto il piacere di intervistare Mariella Di Brigida, docente di lettere che,  grazie alla sua passione per la filologia, è riuscita a risalire ai taccuini inediti di Gabriele Rossetti. 

    Oltre ad essere una docente di lettere, è anche un’appassionata di filologia. Com’è nato questo suo interesse?

    È nato durante il mio percorso di studi, poiché, fra tutti gli esami che ho sostenuto all’università, quelli di letteratura italiana  e filologia sono stati gli esami che mi hanno appassionato di più. Ho cercato di seguire questo percorso sia durante la tesi di laurea magistrale sia durante il dottorato di ricerca. Uno studente, quando si laurea e vuole intraprendere la carriera universitaria, deve sostenere un concorso universitario e, se rientra, deve condurre tre anni di ricerca in università, in cui si dedica ad un progetto. In questi tre anni di ricerca ho cercato di mettere insieme sia la letteratura italiana sia la filologia e ne è nato questo progetto. La filologia è una materia interessante perché ha dei punti di contatto e di continuità con le scienze vere e proprie, tende alla scientificità parziale e viene applicato un metodo scientifico . Questo mi ha accattivato e mi ha appassionato molto.

    Il suo contributo presso il Centro Europeo di studi Rossettiani  è molto noto. In che occasione è nata questa collaborazione?

    È iniziata proprio in occasione del mio dottorato di ricerca perché, in accordo con il professore Oliva, che è anche il Drettore del Centro di studi Rossettiani, abbiamo deciso di dedicarci ad un progetto che fosse territorialmente valido, cioè che rivalutasse anche le peculiarità di questo territorio. Gabriele Rossetti è un personaggio eminente , conosciuto soprattutto grazie al lavoro del centro studi Rossettiani che negli ultimi anni ha davvero rivalorizzato questa famiglia e questo personaggio. Sono quattro anni che collaboro con il centro , tre durante gli anni di dottorato e ora continuo a collaborare perché la ricerca ce l’ho dentro. Se una cosa ti appassiona cerchi di coltivarla al di là del tuo lavoro principale.

    Il suo lavoro più conosciuto riguarda la scoperta dei taccuini inediti di Gabriele Rossetti e di sua moglie Lavinia Polidori. Come è venuta a conoscenza di questi scritti?

    I taccuini di Gabriele Rossetti e quelli di Frances sono conservati presso un archivio molto grande che si trova a Vancouver. Sono andata personalmente lì e studiando a fondo sono emersi alcuni documenti inediti. Alcuni erano già noti, infatti gli studiosi erano già a conoscenza della presenza di questi taccuini inediti, mentre altri sono emersi lì. Sono venuti fuori molti documenti inediti riguardanti Gaetano Polidori, il suocero di Gabriele Rossetti, che era anch’egli un fine letterato, un importante studioso e segretario di Vittorio Alfieri. Ci sono documenti inediti di Frances di vario genere: taccuini, ricette, diari personali. Dunque, alcune cose si conoscevano altre sono emerse nel momento in cui abbiamo condotto questi studi.

    Il suo contributo nella scoperta inedita di Gabriele Rossetti  è stato fondamentale. Come ci  si sente ad essere stata una delle promotrici di un lavoro così importante per la città di Vasto?

    Non penso di essere stata fondamentale, però è stato un lavoro che mi ha appassionato e che  mi ha reso felice. Spero che possa interessare non solo la città di Vasto. È un lavoro che da una parte consolida alcune conoscenze che già si avevano, dall’altra aggiunge delle cose che sono emerse dallo studio di questi taccuini. Anche voi ragazzi dovete abituarvi a seguire le vostre passioni e a pensare che gli studi umanistici non siano fini a loro stessi, ma che abbiano degli sbocchi di un certo peso se li si perseguono con tenacia , con perizia e con grande passione. La passione muove il nostro agire, non possiamo assuefarci all’omologazione e alle tendenza omologate di una società consumistica.

    Ci parli del suo viaggio a Vancouver e delle sue ricerche presso l’University of British Columbia. Come si è trovata in un ambiente molto diverso dal nostro?

    Mi sono trovata bene perché vi erano degli archivisti che hanno saputo mettersi in discussione e che mi hanno accolta. Mi sono sentita in un certo modo valorizzata dal momento che il mio lavoro è stato fondamentale per la catalogazione della parte di italianistica del fondo. Pensate che le carte di Gaetano Polidori erano mischiate con quelle di Gabriele Rossetti, perché scritti in italiano erano davvero difficili da catalogare in base ad esempio alla grafia. Il lavoro in archivio è un lavoro molto in solitaria, ma comunque è stato bello rapportarsi con delle professionalità diverse dalla propria e stare quindi a contatto con persone molto disponibili.

    Quali sono state le difficoltà principali che ha incontrato durante il suo lavoro di ricerca? 

    Il dover fare tante cose in poco tempo. È stato quindi un lavoro complesso, ma anche molto stimolante. Difficoltà a livello di studi non particolare, perché avendo già studiato l’inventario, sapevo bene come muovermi. Certo ci sono state anche delle sorprese nell’aprire un faldone di Gabriele Rossetti e scoprire opere di un altro autore.

    Se dovesse descrivere con poche parole i personaggi che ha esaminato. Quali userebbe?

    Gabriele Rossetti è un combattente, un autore che ha lottato anche nel silenzio per diffondere le sue idee esoteriche sulla letteratura.

     Frances, la moglie, è una tipica donna di età vittoriana, colta, che ha vissuto un po’ nell’ombra per permettere al marito e ai figli di raggiungere il successo. Quindi una donna emancipata nelle idee e, morigerata nei costumi.

    Dante Gabriel è il genio pazzo della famiglia. Uno spirito ribelle e assolutamente sopra le righe, in un certo senso inclassificabile.

    Cristina è, come la definisce lo stesso Gabriele Rossetti, la ribelle. È vivace e a suo modo eccentrica pur nella morigeratezza dei costumi.

    William viene definito da molti studiosi l’uomo normale della famiglia Rossetti. Il più longevo tra tutti ed è a lui che dobbiamo la conservazione del fondo.

    Maria Francesca è timida e riservata ma è anch’ ella una grandissima studiosa di Dante. È proprio grazie a lei che si deve la diffusone della Divina Commedia, dal momento che la tradusse e ne fece dei manuali scolastici che circolavano all’interno dei conventi.

    Durante le giornate dedicate al centenario della morte di William Michael Rossetti, si è soffermata molto su Frances. Si rispecchia nei suoi atteggiamenti?

    La progressione dei tempi ha permesso che in determinate cose non ci si possa più identificare, ma sicuramente la riservatezza e la forte indipendenza intellettuale sono caratteristiche che ci accomunano.

    Lei ha da poco conseguito una laurea magistrale in filologia, linguistica e tradizioni letterarie. Quali consigli darebbe ai suoi studenti che vogliono intraprendere il suo stesso percorso universitario?

    Sicuramente bisogna tener conto delle professioni più richieste, ma non lasciarsi condizionare solo da quelle. Il mio stesso percorso di studi, secondo alcuni, non mi avrebbe dato un lavoro molto richiesto, invece i fatti hanno dimostrato il contrario. Quindi mi sento di dire che ciascuno deve seguire le proprie inclinazioni e le proprie passioni ed è giusto che le materie umanistiche tornino ad avere un certo peso.

    di Giulia Di Paolo

    di Marina D'Aulerio


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