The 2010s, la storia di un decennio in musica - Rassegna dei migliori album della decade appena passata
 
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    Mattioli Vasto Musica 03/01 03/01

    The 2010s, la storia di un decennio in musica

    Rassegna dei migliori album della decade appena passata

    Il rapper Kendrick LamarPossiamo di certo affermare che quella appena conclusa è stata una decade in continuo fervore. Ripercorrere la storia musicale dell'ultimo decennio non è un puro resoconto ma un fatto di cuore, un indiscutibile decennio del rap, mostrato in tutte le sue sfaccettature, dal versante pop al super minimalista trap, dall’elettronica al jazz, all’ascesa della Black Protest Music, concludendo con ciò che (purtroppo) rimane del rock.

    Il pop è cresciuto in termini di qualità, intelligenza e soprattutto di messaggi che si propone di comunicare. Si è espanso, ed è diventato ancora più pop raggiungendo una nicchia che nel decennio precedente poteva ancora permettersi di snobbarlo.

    Ricorderemo la seconda parte di questo decennio come quella dei capelli colorati, dei tatuaggi sul viso e di un nuovo genere musicale che ha preso l’hip hop e l’ha trasformato in qualcosa di nuovo e diverso: la trap, un generatore di sfumature e contaminazioni potenzialmente infinite.

    Questo è stato anche il decennio delle donne, “Le siècle sera féminin”. L’esplosione della sfera femminile è soprattutto da attribuire alle grandi donne del pop, come Lady Gaga, Rihanna, Beyoncé, Adele, ma non possiamo escludere da questa rassegna colei che ha rivisitato la scena pop dandole una nuova vita, Billie Eilish.

    Se la ribellione in questi anni passa per il rap, l’hip-hop e la trap, il rock prova a non morire e a ritagliarsi un suo spazio di sperimentazione.

    Le sonorità diventano ancora più variegate, il risultato generale è la fluidità, impensabile fino a qualche anno fa. Si sono affermate le piattaforme digitali, come Spotify e Youtube, che hanno permesso a tutti l’accesso a una libreria musicale pressoché sconfinata. Chiunque può scoprire un artista con due click, scaricare per intero la sua discografia, indagare e scoprire nuovi talenti. Lo stesso Youtube ha dato vita a nuove star, appartenenti spesso e volentieri a correnti indipendenti e alternative.

    La musica internazionale ha, per certi versi, rispecchiato la società da cui è nata. Nel 2009 Barack Obama entra nella Casa Bianca come primo presidente Afroamericano della storia degli Stati Uniti, in un decennio in cui la “ribalta sociale” prenderà il sopravvento anche nella scena musicale.

    Non è semplice trovare l’album che per eccellenza ricordi questo decennio, per questo abbiamo deciso di presentare quelli che hanno segnato maggiormente la storia della musica degli ultimi 10 anni.


    2010 - Kanye West, My Beautiful Dark Twisted Fantasy.My Beautiful Dark Twisted Fantasy di Kanye West

    Petulante e polemico, geniale e visionario, un'esplosione di colori, suoni e voci, un lavoro quasi corale, visto il numero di artisti coinvolti, del quale West tesse le trame senza perdere, miracolosamente, il bandolo dell'intricata matassa. La perfetta coesione di sound elettronici, soul, rock, che definiscono la personalità musicale di Kanye sono ciò che fanno la differenza rispetto ad altri buoni artisti. 

    “My Beautiful Dark Twisted Fantasy” è pura e semplice ricerca del bello, curiosa sperimentazione di limiti propri e altrui. É un lavoro corale, di cui West dirige la trama senza mai perderne il filo logico, con incredibile padronanza dei propri mezzi e imprevedibile potenza visionaria.

    Tuttavia, un album destinato a far discutere per via dell’alone di gossip che ha circondato e che tuttora continua ad aleggiare intorno a West.


    2011 – Lady Gaga, Born This Way

    Born This Way di Lady Gaga

    Potremmo riassumere “Born this way” con una battuta, anzi una battutaccia: Lady Gaga ha smesso di assomigliare a Madonna e ha iniziato ad assomigliare a se stessa.

    La Germanotta ha voluto prendere ispirazione dal passato per mischiarlo con la musica più futurista e sintetica. Il risultato è a dir poco eccezionale, quasi ogni traccia su questo album potrebbe diventare una hit.

    Elementi Rock, sound tenebroso, musica Ecclesiastica, voce che passa dalla tonalità pop a quella lirica, con dosi di Pop anni ’80 e richiami alle dive più popolari di tempi antichi per creare contrasto. Tutto assolutamente prodotto in maniera eccellente e tutto assolutamente perfetto… forse troppo?

    Tra volgarità astutamente celate e blasfemie postmoderne, Gaga veste i panni della maitresse ascetica, iperuranica. Sarà stata troppo sicura delle sue potenzialità?


    2012 – Blank Banshee, Blank Banshee 0

    Blank Banshee 0 di Blank Banshee

    Vaporwave e trap, due parole che non dovrebbero essere accostate, ma sorprendentemente si uniscono in modo perfetto.

    In questo album ci sono tutti i segnali del superamento della univocità e della alterità compositiva della vaporwave. A differenza di altri producer vaporwave che fanno del sound collage e della reiteratività dei sample l'elemento basilare delle loro produzioni, Driscoll costruisce i suoi brani attingendo in modo più diretto alle sonorità e alle ritmiche contemporanee.

    La scaletta propone pezzi post dubstep, massimalismi dance/EDM conditi spesso da bassoni digitali, suggestioni anni '90 ma in salsa trap e groove funky.



    2013 – Daft Punk, Random Access Memories

    Random Access Memories dei Daft Punk

    Un’ora e quindici minuti di suono studiato nei minimi dettagli, dai microfoni ai musicisti, agli studi, al marketing virale, alla grafica, ai supporti. Mai uguali a sé stessi, anche a costo d'apparire forzati, costruiti.

    Un casting favoloso al quale potevamo essere riluttanti, visto che i featuring si rivelano spesso senza alcuno spessore. I Daft Punk sono riusciti ad ottenere il meglio dai loro collaboratori, lasciandogli un ampio margine di manovra.

    E' la rivendicazione di quel che sono e di quel che sono stati. Sono tornati al Re Sole, i barocchismi traboccano. Da qualsiasi parte ti giri, vedi le parrucche di Versailles. A suo modo, anche questa è rivoluzione.

    Indiscutibilmente un’opera monumentale, che rimarrà sia nella storia del marketing che in quella della musica.

     

    2014 – St. Vincent, St. Vincent

    St. Vincent di St. Vincent

    Equilibrio. Ruota tutto attorno a questo termine: ogni cosa partecipa alla realizzazione di un progetto pienamente unitario, l'abbondanza di voci in capitolo non compromette minimamente la densità, ma soprattutto l'intensità dell'insieme. Ed è quasi sorprendente che l'elemento collante, al netto delle peculiarità di ogni singolo brano, sia proprio la sezione ritmica.

    Il materiale, per quanto “trattato” in post-produzione, è estremamente immediato, organico, “suonato”. 

    St. Vincent è paradossalmente il disco più “canonico e normalizzato” di Annie Clark e quello che raccoglierà di più in termini di consensi. Il fatto che raggiunga questo obiettivo con un tale livello di creatività e senza fare concessioni, lo rende un caso più unico che raro.



    2015 – Kendrick Lamar, To Pimp A Butterfly

    To Pimp a Butterfly di Kendrick Lamar

    È l’agosto del 2015, e il movimento Black Lives Matter sta marciando a Cleveland, per protestare contro la “police brutality”. Durante la marcia la folla comincia a intonare una canzone, che riprende le note di Alright, uno dei singoli di To Pimp a Butterfly. To Pimp A Butterfly è un disco politico, inteso come il collage dei sentieri che un’intera comunità percorre. La comunità qui non è più quella di Compton ma è quella degli afroamericani, dei figge dell’America tutta. Si parla di Sogno Americano, inteso come ricerca di una felicità (economica, sociale) al netto del merito, del pigmento, dell’estrazione sociale.






    2016 – David Bowie, BlackstarBlackstar di David Bowie

    La stella nera di David Bowie ha saputo darci un addio stratosferico. Un saluto dal futuro che ragiona sulla fine dell'esistenza.

    Il "Duca Bianco" è sempre stato un extraterrestre, un'entità superiore, capace di cambiare camaleonticamente stile, mantendendo comunque un profilo "Art Rock". Ci ha abbandonato un dio della musica lasciandoci un magnifico testamento, un vero capolavoro, anche grazie all'azzeccatissima cornice musicale estremamente innovativa che spazia dal rock al jazz al trip-hop all'hard bop e perfino al fusion, firmata dal gruppo jazz newyorkese, scelto personalmente da Bowie in seguito ad un'esibizione in un minuscolo jazz club di Manhattan.



    2017 – Kendrick Lamar, DAMN

    DAMN di Kendrick Lamar

    Testi decisi e introspettivi ci rendono un quadro completo del viscerale rapporto tra lui e il suo paese.

    la realtà fotografata da DAMN è un pezzetto d’America da cui la Casa Bianca semplicemente non si può vedere.  

    Amore e odio, una conflittualità interiore papabile nell'eterogeneità del disco. Album certamente caratterizzato dai testi penetranti e introspettivi, dalla scelta dei beat e dal caratteristico e funzionale flow.

    Lamar riesce a regalare un disco che esprime al meglio la sua conflittualità. Proprio per questo si tratta di un lavoro volutamente oscuro, terribilmente crudo, parimenti fragile e irrisolto. Ed è questo il suo grosso punto di forza, ma al tempo stesso la sua grande debolezza. 


    2018 – Travis Scott, Astroworld

    Astroworld di Travis Scott

    Una melodia fumosa seguita a ruota da un basso 808 distorto e da una batteria potente. Astroworld è un viaggio, un capolavoro di suoni e melodie che trasportano l'ascoltatore in un'altra dimensione. Il disco si discosta decisamente dai soliti prodotti trap del momento, per la sua eterogeneità di influenze, partendo dal cloud rap, poi al sempre più popolare emo rap, per concludere con un vibe molto simile ai pezzi pop rap di inizio anni 2000, principalmente ricollegabile ai synth utilizzati.

    Scott ha costruito pezzo per pezzo il suo parco divertimenti, dapprima creando delle fondamenta solidissime, per poi arricchirle con un impianto sonoro e stilistico, che fosse del medesimo livello. Come durante un viaggio i paesaggi si modificano alla vista dell’osservatore, così si dipana l’album. Momenti di psichedelici con cambi di produzione e batterie elettroniche, si alternano a sezioni più acustiche, per essere poi seguite ancora da altre più “classiche”. Autotune e rappato più tradizionale si alternano in modo indistinto, senza pestarsi i piedi. Ogni canzone è un viaggio nella mente dell’autore e della sua psiche, spesso compromessa da sostanze di ogni tipo, che lo portano a volare lontano dalla realtà.


    2019 – Billie Eilish, When We All Fall Asleep, Where Do We go?

    When We All Fall Asleep, Where Do We Go? di Billie Eilish

    Nell'epoca dello streaming sono sempre di più gli artisti che non necessitano dei passaggi alle radio per raggiungere il successo, permettendo loro così di sperimentare maggiormente nei sound e nei testi delle loro canzoni. Billie Eilish si colloca proprio a cavallo di quest'onda, diventando il simbolo per eccellenza di questa nuova tendenza.

    I suoi brani sono sogni e incubi, paesaggi di marshmallow e mostri sotto il letto. Ossessioni e fragilità giovanili che trovano spazio in uno stile di scrittura quasi spudorato e oltraggioso. Mostra una cura pazzesca, suono tutto bene e si apprezza se lo si mette in cuffia, per i suoni curati e la voce usata in modo teatrale (e spettrale).

    Quello di Billie Eilish rimane un disco incompiuto con ottimi spunti e troppi filler sentiti e risentiti negli ultimi anni. Le basi per arrivare in alto ci sono tutte.



    di Mariasole Desideri


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