Tamara de Lempicka, la pittrice icona di un’epoca e simbolo del femminismo - Appuntamento settimanale con le donne nel mondo dell’arte
 
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    Mattioli Vasto Cultura 14/01 14/01

    Tamara de Lempicka, la pittrice icona di un’epoca e simbolo del femminismo

    Appuntamento settimanale con le donne nel mondo dell’arte

    Ragazza con guantiSe la si incontrava per strada, la si poteva scambiare per una diva di Hollywood. Indossava abiti eleganti, gioielli preziosi, frequentava i bar e i club più in voga del momento e amava la vita mondana. Ma non era un’attrice. Era colei che sarebbe diventata l’icona di un’epoca, dei ruggenti anni venti, con la sua Bugatti verde. Tamara de Lempicka era una pittrice, il simbolo dell’Art Decò, una donna sicuramente anticonformista e rivoluzionaria che nei suoi dipinti racchiuse tutto quel mondo fatto di sfarzo e di lusso, di uomini e donne dalla vita sopra le righe che nell’arte solo lei riuscì a rappresentare così bene, con le loro contraddizioni e i loro problemi, un po’ come fece Fitzgerald, suo contemporaneo, nel suo autobiografico "Il grande Gatsby" in letteratura.

    L’infanzia e la giovinezza di Tamara de Lempicka, che in realtà si chiamava Maria Gurwik-Górska, non sono ben note e forse contribuiscono ancora di più all’ambiguità della sua personalità. Secondo le versioni raccontate dalla stessa pittrice, nacque a Varsavia nel 1902 in un’agiata famiglia, composta da madre polacca e da padre russo, ma secondo alcuni documenti nacque nel 1898 a Mosca. Il padre probabilmente si suicidò quando Tamara era molto piccola, ma lei negò sempre quest’ipotesi dicendo che abbandonò la famiglia dopo il divorzio con la madre. Quello che si sa è che con la madre, con i fratelli e con la nonna girò per tutta l’Europa, visitando città d’arte, musei e gallerie, che sicuramente contribuirono al suo interesse per la pittura, che approfondì prima nello studio di un pittore francese e in seguito in un prestigioso collegio polacco.

    Nel 1916 sposò Tadeusz Lempicki, che probabilmente non amava e con cui ebbe sempre un rapporto conflittuale. Il marito, due anni più tardi, fu arrestato dai bolscevichi, ma grazie alle conoscenze della moglie fu liberato e, vista la situazione in Russia, dove la coppia si era stabilita, decise di trasferirsi a Parigi, dove nacque la figlia Kizette. Nella capitale francese, Tamara studiò pittura all’”Académie de la Grande Chaumiere” e all’”Académie Ranson”, dove il suo stile fu influenzato dalla nuova corrente dell’Art Decò, uscendone però rinforzato e assai originale. In Accademia, il suo talento venne fuori e già nel 1922 si tenne la sua prima mostra e da quel momento iniziò a farsi chiamare Tamara de Lempicka. Il suo successo come ritrattista crebbe notevolmente e, dopo il divorzio dal marito nel 1928, dopo essersi presa una pausa viaggiando per tutta l’Europa, si stabilì nella lussureggiante Beverly Hills, una delle città più ricche e pullulante di divi e di persone da un tenore di vita sopra la media della California e degli Stati Uniti.

    Autoritratto sulla Bugatti verdeFu proprio qui che realizzò nel 1929 l’“Autoritratto sulla Bugatti verde”, che sarebbe diventato negli anni a venire il simbolo della liberazione femminile, dell’emancipazione delle donne, della voglia di abbattere un sistema patriarcale che le vedeva (e le vede) come subalterne e inferiori. Già in precedenza l’autrice e regista Juliette Bruno-Ruby, un po’ per scherzare, aveva scritto che l’auto è “il simbolo della liberazione della donna, che ha fatto, per rompere le sue catene, molto più di tutte le campagne femministe e le bombe delle suffragette. Dal giorno in cui ha preso in mano il volante, Eva è diventata uguale ad Adamo”. Ovviamente la strada era ancora lunga, infatti ancora oggi in alcuni Paesi del mondo le donne non possono guidare, ma il dipinto di una ragazza al volante, per quanto simbolico, rappresentava davvero la libertà e l’indipendenza della donna.

    Quest’opera, con i suoi 35 per 27 centimetri, è una delle più piccole della pittrice, ma racchiude in sé tutta l’originalità del suo stile ed è una perfetta sintesi delle caratteristiche tipiche dei suoi altri dipinti e dell’Art Decò in generale. Tamara si raffigurò con elmetto e guanti alla guida proprio della famosa Bugatti verde, che in realtà la pittrice non possedette mai. Ciò che più colpisce è sicuramente lo sguardo, fiero, gelido, altero, a tratti quasi annoiato, fisso e rivolto verso lo spettatore, o forse quasi verso il basso.

    Il corpo è slanciato e l’intera composizione trasmette un’idea di velocità, a partire dalla tortuosità dei vestiti grigi della pittrice, mossi dal vento. La gamma cromatica si limita a pochi colori: il verde della Bugatti, il grigio dell’elmetto e dei vestiti e i colori caldi dei guanti e del viso, grazie ai quali risalta il rossetto rosso fuoco sulle labbra carnose.

    L’opera è influenzata dalla permanenza della pittrice in Italia, come è visibile da elementi ripresi da Veronese, dal Pontormo, dal Parmigianino e da Rosso Fiorentino, come ad esempio la vista dal basso verso l’alto, l’allungamento del corpo e la tipica spigolosità manierista. Molto importante è l’uso delle ombre, un uso molto deciso e marcato, tanto che il volto è quasi diviso a metà.

    La musicienneQuest’opera consacrò definitivamente Tamara de Lempicka come una delle ritrattiste più richieste al mondo, anche se già in precedenza la sua fama l’aveva portata al Vittoriale degli Italiani, in quanto Gabriele d’Annunzio le aveva commissionato un ritratto. La permanenza al Vittoriale sfociò, tuttavia, in uno scandalo, che non fu né il primo né tantomeno l’ultimo nell’eccentrica vita della pittrice (si racconta anche che Tamara aveva intenzione, insieme a Filippo Tommaso Marinetti, suo stretto amico, di incendiare il Louvre). Il Vate, infatti, chiamò la pittrice solo per avere un rapporto con lei e, dopo dieci giorni in cui Tamara riuscì ad evitare le avance sessuali del poeta, una sera d’Annunzio le fece assumere cocaina a sua insaputa, sperando di riuscire a convincere la pittrice, che però riuscì a scappare, senza aver completato il ritratto, e divenne di fatto una delle poche donne, se non l’unica, a non concedersi al poeta.

    Un’altra celebre opera di Tamara de Lempicka è “La musicienne”, nota in italiano anche come “La musicista”, venduta all’asta per oltre 9 milioni di dollari. Questo dipinto si basa su un tema decisamente tradizionale, ossia le rappresentazioni allegoriche delle arti, rivisitandolo ovviamente in chiave moderna. In questo caso, la musica è raffigurata come una donna bella ed elegante, dai capelli scuri, intenta e assorta nel suonare. Tamara fu profondamente influenzata dalle opere rinascimentali che ebbe modo di vedere al Museo del Louvre, e questo lavoro potrebbe fare riferimento proprio a uno dei dipinti che osservò. Inoltre, anche i cubisti, che ebbero un’influenza sulla pittrice, sceglievano spesso i musicisti e gli strumenti musicali come soggetti dei loro lavori.

    La figura femminile completamente moderna, sensuale e alla moda di Tamara de Lempicka, sebbene dipinta con le caratteristiche forme del cubismo, presenta numerose istanze di novità. Se per i cubisti gli oggetti assumono ruoli importanti e fondamentali nell’insieme dell’opera, la musicista di Tamara de Lempicka ha il ruolo di protagonista assoluta. Inoltre, anche i colori utilizzati sono moderni e inusuali: il bellissimo abito blu indossato dalla ragazza si discosta dalle tipiche gamme cromatiche cubiste, in genere più scure. Infatti, un’altra caratteristica fondamentale dello stile della pittrice, che è possibile notare in ogni sua opera, è proprio la scelta dei colori, sempre alla moda e al passo con i gusti del periodo, un po’ per rispecchiare anche la personalità della pittrice.

    Ritratto di Madre SuperioraNegli ultimi anni della sua vita, Tamara iniziò a dipingere opere in stile surrealista e specialmente nature morte e dipinti a soggetto religioso, dopo essersi avvicinata al cattolicesimo in seguito all’incontro con una Madre Superiora di un convento di Parma, immortalata in un dipinto che la pittrice considerava il suo preferito. Nel 1978, si trasferì in Messico, dove morì nel sonno due anni più tardi. Per dimostrare anche dopo la sua morte la sua singolarità e la sua eccentricità, scrisse nel suo testamento che le sue ceneri sarebbero dovute essere sparse sul vulcano Popocatépetl.

    Fotogrammi dal videoclip di Vogue, MadonnaTamara de Lempicka gode oggi di una rinnovata popolarità e mostre in suo onore sono diffusissime e affollate di visitatori. Numerose celebrità hanno espresso, in diverse occasioni, il loro interesse e la loro ammirazione per “la Greta Garbo dell’Est”, “la Baronessa col pennello”, “la regina dell’Art Decò”, “la Venere Moderna”, tutti suoi soprannomi. I premi Oscar Jack Nicholson e Barbra Streisand sono suoi collezionisti, ma prima fra tutti c’è Madonna, che lei stessa si è definita ossessionata dalla pittrice, che considera una sua musa. La cantante, infatti, affascinata dalla sua biografia, ha iniziato ad acquistare numerose opere della Lempicka e a mostrarle nei suoi più celebri video musicali, tra cui l’iconico video di Vogue, e addirittura durante i suoi concerti, contribuendo sicuramente alla riscoperta mediatica e al successo della straordinaria e rivoluzionaria pittrice.

    di Simone Di Minni


    Parole chiave:

    arte , femminismo , pittura , tamara de lempicka

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