Elisa e Federica: divulgatrici di passione - Intervista a due divulgatrici AIRC
 
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    Elisa e Federica: divulgatrici di passione

    Intervista a due divulgatrici AIRC

    Foto di Giovanna BorrelliDurante l'ultima giornata del Festival della Scienza, abbiamo avuto l'opportunità di intervistare Elisa e Federica, due divulgatrici scientifiche della fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, che durante questa settimana hanno realizzato il laboratorio "CERVELLI FUMANTI - Non lasciare che il fumo ti annebbi le idee".

    Quale percorso di studi avete intrapreso per diventare divulgatrici AIRC?

    Elisa: Io ho studiato biotecnologie nella laurea triennale, poi ho scelto la specializzazione in biotecnologie legate alla salute umana ed animale e, mentre studiavo, ho iniziato a lavorare nel campo della divulgazione scientifica principalmente a Torino. Dopo essermi laureata ho fatto un master in Comunicazione della scienza ed ora lavoro con un'associazione di Torino che si chiama "ToScience" che collabora con AIRC.

    Federica: Anche io ho studiato biotecnologie in triennale e biotecnologie mediche in magistrale. Dopo aver terminato il percorso scientifico, sei mesi dopo la laurea, ho frequentato un corso di comunicazione scientifica e, mentre frequentavo questo corso, mi sono avvicinata al mondo dei Festival e dei laboratori didattici e poi ho iniziato con AIRC.

    Cosa vi ha spinto a scegliere questo lavoro? Quali sono i lati positivi e negativi di questa professione?

    Elisa: Il lavoro da biotecnologa è un lavoro da laboratorio e proprio per questo non c'è molto contatto con le persone, se non con quelle che lavorano con te. Ed è proprio per far conoscere agli altri ciò che mi piace e mi appassiona che ho cominciato a collaborare con le scuole; l'ho fatto per molti anni come lavoretto mentre studiavo e poi l'ho trasformato nel mio lavoro vero e proprio. Uno dei lati positivi è che tramite questo lavoro si trasmette una tua passione alle persone e che, non essendo un lavoro standard, cambia in base alle persone con cui devi relazionarti. Uno dei lati negativi è sicuramente negli anni il fatto di essere stata lontana da casa tante volte,c he all'inizio era una cosa bellissima, ma crescendo comicia ad essere un pò più faticoso da affrontare; il lato più negativo in assoluto è quello di dover spiegare cosa si tratta, perchè in Italia c'è molta poca conoscenza del lavoro di divulgatore mentre all'estero ed in altri contesti è una cosa normalissima, un lavoro come tanti altri.

    Federica: In laboratorio io mi sono trovata sempre a parlare solo con persone che utilizzavano il mio stesso linguaggio e che studiavano le mie stesse cose. Personalmente la cosa che mi mancava di più in assoluto era il contatto con l'esterno e parlare con persone di età e provenienza diverse dalla mia, in modo da poter capire quanto sapessero della mia professione e quanto gli interessasse quello che facevo io perchè, nonostante io raccontassi sempre con entusiasmo ciò che facevo in laboratorio, trovavo sempre una sorta di barriera davanti a me, a partire dai miei amiche che studiavano altro. Questo mi ha portata ad esporare tutto ciò che c'era intorno a quello che stavo studiando e così ho iniziato con laboratori nelle scuole che, paradossalmente, mi hanno dato più soddisfazione del lavorare in laboratorio. Avendo appena cominciato, per ora conosco solo lati positivi di questa professione, come andare in giro e fare trasferte, ma probabilmente per chi lo fa da più tempo quello potrebbe essere un lato negativo.
     
    Qual è l'esperienza che vi ha colpito maggiormente?

    Elisa: Una cosa che mi ha fatto emozionare è quando è capitato che alcune insegnanti mi dicessero,alla fine di un laboratorio, che non le era mai successo di vedere una persona che spiegava temi, anche complicati, con così tanta passione e quindi rendersi conto di quanta passione si è trasmessa.

    Federica: Io non ne ho propriamente una, dato che è difficile scegliere, ma questa è la prima volta che sono ospite ad un festival, creato da studenti, dove i ragazzi sono così attivi e partecipi in tutte le fasi del festival, penso che sia un'esperienza che porterò sempre dentro e sarà impressa nei miei ricordi.

    Foto di Giovanna BorrelliDicono che noi ragazzi di oggi abbiamo una bassa soglia di attenzione e siamo disinteressati, voi che siete a contatto quotidianamente con i ragazzi, pensate che ci sia un fondo di verità in questo?

    Elisa: Riguardo la bassa soglia di attenzione sì, ma d'altra parte tutti noi abbiamo una soglia d'attenzione abbastanza ridotta; Invece per il disinteresse penso che non sia vero, dato che l'interesse c'è, a volte deve essere solamente stimolato e altre ci sono tanti interessi ed è difficile scegliere per cosa si propende maggiormente.

    Federica: Sono d'accordo,penso che tutti abbiamo una scarsa attenzione. Noi d'altra parte cerchiamo di capire a cosa i ragazzi, in particolare, sono interessati e in questa settimana abbiamo visto i ragazzi molto partecipi e per nulla disinteressati.

    Avete un consiglio per i ragazzi che vorrebbero intraprendere la vostra stessa strada?

    Elisa: L'unica cosa è che una persona inizialmente deve partire dal basso, deve fare tanta fatica e non deve aspettarsi un posto fisso, non è impossibile, ma comunque è abbastanza difficile in questo campo. Consiglio anche di iniziare abbastanza presto. Se sei appassionato, ti piace il lavoro e vuoi coltivare la tua passione, va più che bene.

    Federica: Io consiglio di capire sin da subito, anche se non è semplice, quali sono le proprie attitudini e su cosa impegnarsi e spendere molto più tempo, dato che la strada e il percorso di ogni divulgatore è differente. Il percorso sarà abbastanza lento e si deve avere anche la pazienza di costruirsi la propria strada a piccoli passi giorno per giorno.

    di Alice Marchesani

    di Angelica Cozzolino


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