Due minuti di sirena: il Mattioli ricorda la Shoah - Nella Giornata della Memoria un pensiero alle vittime dei campi di sterminio
 
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    Due minuti di sirena: il Mattioli ricorda la Shoah

    Nella Giornata della Memoria un pensiero alle vittime dei campi di sterminio

    Foto di Francesca PrudenzaNella giornata di lunedì 27 gennaio 2020 il Polo Liceale “R. Mattioli” ricorda la Shoah. Nel Giorno della Memoria, i ragazzi del nostro Istituto hanno voluto dedicare due minuti di sirena per ricordare le storie di molte, troppe persone, che hanno perso la vita nei campi di sterminio.

    Sono proprio quei due interminabili minuti di sirena, simbolo di tutto il dolore che l’umanità ha subito, a risuonare, carichi di significato, nell’Auditorium dell’istituto. Un rumore che per quello che è accaduto suona come un insulto per le orecchie. Eppure è indispensabile per ricordare e tenere in mente quei fatti che hanno tanto macchiato di orrore la storia umana.

    In un’ora, un tempo sicuramente troppo breve per descrivere tutte le atrocità commesse, gli studenti: Federico Di Lello, Luca Prospero, Lorenza C. Battista, Gaia M. Cattaneo, Giorgia D’Antuono, Francesca Fecondo e Giuseppe Fragasso, coordinati dalla docente di Storia e Filosofia Giovanna Santangelo, hanno portato ed esposto le testimonianze, le citazioni e le preghiere di coloro che sulla propria persona hanno vissuto tutto il male di cui l’uomo è stato capace. Le note delle canzoni diventate ormai inni simbolo di questa giornata, hanno suggellato il momento, facendo sì che questo messaggio non vada mai più perduto.

    Estremamente profonde e forti le parole di Elie Wiesel che nel suo romanzo autobiografico La Notte racconta la sua esperienza nel campo di Auschwitz quando aveva 14 anni. È proprio l’eco del suo messaggio che ci esorta maggiormente a ricordare:

    “Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata. Mai dimenticherò quel fumo. Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto. Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede. Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere. Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto. Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.”

    A chiudere il momento, le note di una canzone ebraica tradizionalmente cantata durante lo Shabbat, ma in seguito divenuta uno degli "inni" più toccanti del genocidio che riguardò più di un milione e mezzo di bambini uccisi dai nazisti. Il brano in questione è Gam Gam e il suo testo tradotto in italiano si presenta così:

    Anche se andassi
    nella valle oscura
    non temerei alcun male,
    perché Tu sei sempre con me;

    Perché Tu sei il mio bastone, il mio supporto,
    Con Te io mi sento tranquillo.

    Per la tradizione ebraica, a recitare queste parole del Salmo 23 si fa riferimento ad un bambino che si rivolge direttamente a Dio; durante le tragicità dell’Olocausto questa diventa la preghiera delle scolaresche che ad Auschwitz venivano condotte verso la morte.

    A noi spetta il compito di ricordare affinché la preghiera di tutti questi bambini non vada persa.

    di Giuseppe Di Lella


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