La scuola, dov’è? Ce lo racconta una professoressa - Lettera di una professoressa a una mamma
 
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    La scuola, dov’è? Ce lo racconta una professoressa

    Lettera di una professoressa a una mamma

    Ho letto con sconforto la breve intervista alla madre confinata in quarantena col proprio figliolo, pubblicata il 7 marzo su Zonalocale. Mi sento coinvolta direttamente, poiché sono un'insegnante del Mattioli. Provo comprensione e affetto per questa donna preoccupata e indignata e chiedo scusa a nome mio e dell'istituzione che rappresento se non siamo riusciti a farle sentire il nostro conforto e la nostra vicinanza. Eppure non posso resistere al bisogno di rispondere alla sua domanda accorata. Dov'è la scuola?

    Risponderò con una testimonianza.

    Ho trascorso la mattinata di mercoledì nell'angoscia, incollata a qualche video, fosse quello della TV o quello del computer o di un telefonino. Ero alla ricerca di notizie, di un confronto, di un conforto.

    I primi messaggi inviati da me alle mie classi tramite whatsapp risalgono grosso modo alle sei del mattino. Li ho poi abbandonati per un po'. Nel tardo pomeriggio mi ero già attivata per ripristinare vecchie classi virtuali già esistenti e per crearne di nuove. Ho inondato i miei alunni con una serie di messaggi in cui chiedevo loro gli indirizzi di posta elettronica, li ricevevo, chiedevo feedback per capire se riuscissero ad accedere alla piattaforma che cercavo di aprire. Nel corso di giovedì ne ho messe su e ne ho cominciate ad utilizzare tre, di classi virtuali.

    Ho inviato dei compiti, è vero: sono colpevole. Si trattava di attività di scrittura creativa. Non ho pensato di sbrigarmela inviando la registrazione di qualche video-lezione altrui, ma ho seguito i consigli di Matteo Saudino (collega e youtuber che stimo) e di Enrico Galliano (collega e scrittore che stimo altrettanto), entrambi esperti di comunicazione attraverso i mezzi telematici. Spiegavano che la didattica a distanza va pensata e che deve cercare, in questo momento, di colmare quel vuoto socio-affettivo che l'impossibilità di frequentare la scuola dal vivo comporta.

    Ecco perché la scrittura creativa. Io la ritengo terapeutica, uno strumento atto a far venire fuori angosce e paure.

    Ai più grandi ho inviato materiale di grammatica latina, su un argomento già affrontato a scuola. Non volevo sovraccaricarli, volevo chiedere loro un feedback sull'utilità di quel tipo di materiale. Sto cercando di capire cosa fare, come impostare il lavoro.

    E non perché sono pigra e ignorante. Sono anni che seguiamo lezioni e corsi di aggiornamento sull'uso delle tecnologie (TIC) nella didattica. Un conto, però, è farne uso come strumento supplementare, un conto come strumento suppletivo, cioè cercando di sostituire con il mezzo elettronico il contatto vivo fra le persone. Come farò a spiegare ai miei ragazzi qualcosa senza leggere nei loro occhi la noia o l'interesse? Come farò senza la battuta del più discolo che stempera la tensione? Come farò a rendermi conto che sono assenti o distratti e a richiamarli? Come faranno loro senza poter stare insieme? A tutto questo non so ancora rispondere.

    Intanto mando loro un messaggio ogni mattina e poi cerco di inventarmi qualcosa che li coinvolga, che permetta loro di esprimersi.

    Ecco dov'è la scuola. È un insegnante solo, seduto alla propria scrivania, che col solo sostegno telefonico del proprio animatore digitale e dei propri colleghi, seguendo le indicazioni del proprio dirigente, se ne sta seduto per ore ed ore al computer, fino a che gli occhi gli bruciano, la testa gli scoppia. È lì sostenuto solo da un conforto. Quello di ricevere dai propri ragazzi un segno che ciò che sta facendo è apprezzato, è capito. Da una sola speranza. Quella che il proprio operato possa aiutarli. È un insegnante che con umiltà, con fatica, mette al servizio tutto se stesso e i mezzi telematici di cui personalmente dispone nella propria abitazione per quei ragazzi per i quali prova un affetto diverso da quello genitoriale, ma importante.

    La scuola è lì, in questo momento, con i suoi limiti, con tutta la sua buona volontà.

    Un abbraccio virtuale alla mamma dispiaciuta e a tutti i genitori e gli alunni del Mattioli e delle altre scuole di Vasto.

    Maria Gaetana Di Iorio, insegnante presso il Mattioli di Vasto.

     


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