CORONAVIRUS, Carceri in rivolta - Carceri fuori controllo in momenti di tensione
 
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    CORONAVIRUS, Carceri in rivolta

    Carceri fuori controllo in momenti di tensione

    In questo momento di grande crisi generale, in moltissime carceri italiane i detenuti sono entrati in stato di agitazione giacché, a causa dell’emergenza sanitaria, sono state messe in atto delle restrizioni ai colloqui con i parenti. C’è da dire però che sono anche gli stessi detenuti a non sentirsi al sicuro dal Covid19. Hanno infatti chiesto adeguate soluzioni o, addirittura, l’amnistia. Il ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, ha affermato che ogni protesta attraverso la violenza è solo da condannare e non porterà ad alcun buon risultato. C’è invece chi pensa alla criminalità organizzata per spiegarsi la contemporaneità delle rivolte, anche se non si concludono tutte al medesimo modo.

    Foggia: non sono pochi gli evasi che hanno rapinato i mezzi necessari più veloci per allontanarsi dal penitenziario, esercizi commerciali chiusi e numeri di targa intercettati in autostrada. Intanto i rivoltosi hanno preso il potere del carcere poi, affacciati sulla Block House, hanno gridato: “Vogliamo l’indulto e l’amnistia, viviamo peggio di voi, viviamo nell’inferno”, e ancora: “siamo in sovraffollamento e gli assistenti che non vogliono lavorare, ci tengono chiusi 24 ore su 24. Ci trattano come animali” . capo.                                                                                                                       

    Milano: al carcere di San Vittore la situazione è andata oltre le proteste. Sono stati appiccati incendi in molte zone distruggendo gli ambulatori, c’è fuoco nelle celle, nei corridoi e si vede il fumo nero uscire dalle grate. Circa quindici prigionieri sono saliti sul tetto e hanno invocato libertà. Non si hanno notizie della situazione a causa della rottura dei contatti con l’interno.

    Palermo: nel carcere Ucciardone tutte le rivolte sono state sedate ma le vie d’accesso sono state chiuse al traffico. I detenuti hanno cercato di fuggire ma invano, sono ancora tutti all’interno della cinta muraria.                       

    Modena: tra le proteste più violente in tutta Italia troviamo quella del carcere di Modena dove sono morti 3 prigionieri, anche se la causa non è direttamente riconducibile alla fuga, bensì ai momenti di tensione generale e alla poca supervisione. Sei sono in gravi condizioni, quattro tra questi sono in terapia intensiva. In tutto sono 18 i pazienti con intossicazione causata dalla rivolta.                                                                                     

    A Bologna i detenuti si sono ormai impossessati del carcere e il personale è fuori, con il supporto delle altre forze dell’ordine.

    Nel carcere di Villa Andreino a La Spezia la direttrice Maria Cristina Biggi e alcuni operatori sono all’interno per cercare di riportare la situazione alla calma mentre alcuni detenuti sono saliti sul cornicione.

    Intorno alla struttura si sono dispiegate decine di auto delle forze dell’ordine per evitare eventuali tentativi di evasione. Nel carcere spezzino ci sono 225 detenuti, per una capienza di 160.

    Sono stati segnalati altri casi di evasione a Reggio Emilia, Frosinone, Poggioreale e Pavia, dove i ricercati hanno preso in ostaggio due agenti della polizia penitenziaria, mentre a Melfi sono stati portati via 5 agenti.

    Ad Alessandria, cosi come anche a Ferrara, gli incendi si sono spenti e non è risultato nessun ferito.

    Il decreto che impone di consentire le comunicazioni a distanza coi parenti non basta. Serve subito affrontare il problema del sovraffollamento. Si mettano ai domiciliari tutti coloro che hanno pochi mesi ancora da scontare per arrivare a fine pena.

    “Gli agenti della Polizia Penitenziaria, in queste ore vivono momenti concitati, dovendo sedare le rivolte e trovandosi in perenne carenza di organico e dotazioni. Subito un tavolo di emergenza nazionale e interventi immediati, se è il caso anche con l’Esercito, per ripristinare le regole dello Stato e delle Istituzioni rappresentate anche dagli uomini e donne in divisa. Non c’è tempo da perdere”, dice la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

    di Luca Di Lello


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