L’uomo infinitamente grande, schiacciato dal virus - Appuntamento con il Diario di bordo del Mattioli’s Chronicles
 
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    L’uomo infinitamente grande, schiacciato dal virus

    Appuntamento con il Diario di bordo del Mattioli’s Chronicles

    Gli avvenimenti di questi giorni ci stanno costringendo ad interrompere il ritmo della nostra quotidianità.

    Da qualche settimana ormai, il tempo scorre lento e le giornate sembrano essere tutte uguali.

    E nonostante le lezioni a distanza, e gli impegni che cerco di continuare a portare avanti anche da casa, avverto il silenzio. Non mi riferisco al silenzio delle strade deserte, o dei negozi chiusi.

    Sento un silenzio diverso, profondo, che come dice Pascal, è un “silenzio eterno, di spazi infiniti, che spaventa”.

    Ma seppur spaventa, è proprio questo che ci permette di fermarci e prenderci del tempo per riflettere su noi stessi, su ciò che siamo.

    Fino a qualche settimana fa si parlava dell’uomo forte, geniale e capace. Identificato come l’uomo del progresso scientifico, delle spedizioni spaziali, delle grandi opere. Di quell’uomo che è infinitamente grande rispetto ad un batterio.

    Quello stesso uomo è oggi invece minacciato da un virus, unità ancora più piccola di quel batterio sul quale l’uomo credeva avere la meglio.

    Ed è proprio qui che l’uomo diventa “infinitamente piccolo”.

    Egli si rivela essere niente di fronte all’infinito universo, alla legge della natura, “non serve che l’universo intero si armi per schiacciarlo; un vapore, una goccia d’acqua è sufficiente per ucciderlo”.

    Dunque questo è l’aspetto che, oggi più che mai, riscontriamo nella natura dell’uomo, angosciato e inerme.

    Ma come può l’uomo salvarsi da questa sua condizione e, oggi, dalla minaccia universale di questo virus? Certamente non abbandonandosi al proprio istinto, fino ad arrivare ad una razionalizzazione dell’egoismo. Ne è un esempio l’assalto ai supermercati o alle stazioni ferroviarie di qualche giorno fa, che ha visto l’uomo dominato da un “istinto di autoconservazione”, identificandolo in quello che Hobbes definiva un “atomo di egoismo”.

    Al contrario, è solo con il Pensiero, e quindi con la sua intelligenza, che l’uomo si rialza dalla sua condizione di “miseria”. È proprio nel Pensiero che Pascal trova tutta la grandezza e la dignità dell’essere umano.

    Per questo credo che tutti noi dobbiamo sfruttare il tempo di questi giorni per pensare, e nel silenzio iniziare a conoscere noi stessi, nell’attesa che tutto questo passi.

    Perché “siamo come canne: che si piegano, ma non si spezzano”.

    di Sara Di Tanna


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