Storie di Blu - Evoluzione del tanto famoso colore che tutti apprezziamo
 
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    Storie di Blu

    Evoluzione del tanto famoso colore che tutti apprezziamo

    Il blu è ritenuto da molti uno dei colori più usuali e comuni. E’ usato praticamente dappertutto: dall’abbigliamento alle pubblicità ed è anche molto comune negli sfondi di numerosi siti intenet e nei loghi di marche famose. Una recente ricerca ha dimostrato come il blu sia il colore preferito da più del 55% della popolazione poiché richiama alla serenità e alla tranquillità.

    Nonostante la popolarità di cui ora gode questo colore, in passato esso aveva un’esigua rilevanza in numerosissime culture. Partendo dall’età della pietra con le sue pitture rupestri, è possibile vedere come l’uomo della preistoria concepisse solo ed unicamente 3 colori: il bianco, il nero ed il rosso. Questi tre erano gli unici colori che aveva la necessità di definire in quanto il bianco rappresentava la luce e dunque il giorno, il nero rappresentava il buio, la notte mentre il rosso era il colore del sangue, dei frutti commestibili, dei fiori e di molti animali velenosi. Con l’evolversi delle culture e delle popolazioni i colori iniziarono ad assumere nomi specifici ma il giallo rimase associato con il bianco per la brillantezza, l’arancione al rosso e tutti i colori freddi (blu, verde, viola e indaco) furono visti come scuri ed associati con il nero.

    Un famoso studio condotto da William Gladstone (1809-1898) dimostrò che nell’Odissea il colore nero viene menzionato circa 200 volte, il bianco approssimativamente 100 volte, il rosso 15, il verde e il giallo circa 10 e il blu non viene mai menzionato. Questo perché nell’antichità non vi erano parole che descrivessero con precisione un colore bensì termini correlati al materiale degli oggetti di quel colore e alla luminosità di quegli stessi oggetti. Per gli antichi (fino al XIII secolo d.C.) il cielo era visto come bianco oppure grigio per via della sua luminosità e l’acqua essendo trasparente non era mai associata al blu. Fino al medioevo, in più di 22 lingue, il blu ed il verde erano legati alla stessa parola e non si è mai avuto il bisogno di differenziarli.

    Gli antichi Egizi furono i primi a ricavare il colore blu per mezzo del lapislazzuli, creando una tintura che chiamarono Irtiu. I Greci, invece, si servirono della porpora (che chiamavano Tekhélet) derivata da uno speciale prodotto di secrezione di certi molluschi gasteropodi per produrre tinture tendenti all’indaco. In epoca romana però, la ricetta del blu egizio andò persa e la porpora venne usata per lavorare le caratteristiche toghe rossastre. Solo nel 1300 si iniziò a produrre, per mezzo della pianta di guado, una tintura bluastra accessibile alle masse che diede origine ad uno dei termini più antichi che indicava esclusivamente e specificamente il blu, la parola:”Blau”. Esso tuttavia non era molto economico e generalmente erano i più abbienti a poterselo permettere. Fu così che nell’arte medievale il blu venne utilizzato per rappresentare le figure regali e i personaggi religiosi, in particolare il vestito di Maria che divenne iconicamente di colore blu. Solo nel XVII secolo si riuscì a creare una tinta di colore blu che corrispondesse al blu acceso come lo concepiamo oggi: il cosiddetto blu oltremare. Questa tonalità di colore fu presto ricercatissima e molto apprezzata ma ancora una volta divenne simbolo delle famiglie nobiliari a causa del suo costo molto elevato. Si dovette aspettare sino al XVIII secolo, quando un produttore di pigmenti chiamato Diesbach cercò di ottenere una tonalità di rosso per mezzo della cocciniglia (un insetto utilizzato ancora oggi nella produzione di ingredienti che vanno da quelli del ketchup a quelli del rossetto). Aggiungendo solfato di ferro mescolato con potassio ad un suo esperimento, Diesbach non sia accorse di aver contaminato il suo lavoro con del sangue animale contenente ferro; fu così che anziché creare un rosso vermiglio, finì col dar vita ad una nuova tinta di blu, molto accesa e decisamente economica. Questo colore divenne celeberrimo e fu conosciuto come Blu di Prussia.

    La popolarità di questo colore divenne globale e fu usato praticamente ovunque: riaffermò la xilografia giapponese portando ai manga il successo che oggi ben conosciamo e rivoluzionò l’architettura con l’invenzione delle cianotipie. Tuttavia il campo in cui questa tinta di blu ottenne la sua massima popolarità fu senz’altro l’abbigliamento: venne usato per qualsiasi tipo di uniforme dai marinai ai postini, dai poliziotti alle guardie e non ha perso questa popolarità sino ad oggi.

    Il panorama scientifico moderno parla del nostro pianeta come il “Pianeta Blu” in quanto è l’unico finora conosciuto ad avere acqua allo stato liquido che permetta di ospitare la vita. Eppure nonostante il blu sembri essere dappertutto, l’uomo ha impiegato 3 millenni di storia per inventare il colore del suo pianeta…

    di Giuseppe Di Lella


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