Dopo la nostalgia, il cuore altrove - Liberamente tratto da lezioni epiche
 
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    Dopo la nostalgia, il cuore altrove

    Liberamente tratto da lezioni epiche

    “Ho trascorso tutte le estati della mia vita a fare propositi per settembre, ora non più. Adesso trascorro l'estate a ricordare i propositi che facevo e che sono svaniti, un po' per pigrizia, un po' per dimenticanza. Che cosa avete contro la nostalgia, eh? È l'unico svago che resta per chi è diffidente verso il futuro. L'unico. Senza pioggia, agosto sta finendo, settembre non comincia e io sono così ordinario. Ma non c'è da preoccuparsi, va bene. Va bene così.”

    Quante estati, ragazzi, avete trascorso a fare propositi per settembre, come Jep Gambardella nel film La grande bellezza? Un protagonista intorpidito dalla vita, che dopo gli esordi letterari non ha scritto più nulla. Cercava la grande bellezza, ma non l’ha trovata preferendo abbandonarsi a divertimenti che colmassero la noia di giornate ordinarie.

    Settembre, tempo di ripartenza ha da sempre valore iniziatico, si compie un giro di boa ogni fine estate, con o senza buoni propositi.

    Ebbene, è il momento di rimettersi in viaggio.

    - Ma come, prof? – chiederete. – Siamo appena arrivati.

    - Questo non è il tempo per gli arrivi, è il tempo delle partenze. È il momento di abbandonare la nostalgia di un tempo felice (sì, ammettetelo, felice!) trascorso tra i banchi di scuola, riprendere le fantasticherie per tornare a sperare, a sognare. Quel desiderio di abitare i luoghi e le persone, il ricordo di un tempo felice si insinuano tra ipotesi disfattiste, tra un disinfettante e una mascherina, ma sempre più prossimi alle distanze del cuore che a quelle della sicurezza.

    I viaggi scolastici possono essere brevi o lunghi. I vascelli o zattere attraversano acque agitate dagli alti marosi o tranquille e placide. Il nostro ultimo viaggio ha assunto più le fattezze di un viaggio epico, con non si sa quali divinità avverse, se Posidone o Giunone o l’intero Concilium deorum. Neppure un messaggero dai sandali alati ha suggerito a ninfe esotiche una meta precisa per eroi e rematori nostalgici. Abbiamo sostato a lungo, in attesa di uno zefiro sereno.

    Nel ripensare allo scorso settembre sentiamo che una distanza incolmabile ci separa da quei nuovi inizi, dalle prime piogge, dalle ultime passeggiate al mare prima del letargo autunnale, dai compiti e dagli sguardi furtivi tra i corridoi protratti fino all’ultimo rintocco della campanella.

    In questi mesi c’è chi ha atteso come Penelope un ritorno sperato dai banchi dei rematori a quelli della scuola e della vita, ci sono stati abili suggeritori ai microfoni, come Acate o Atena; c’è chi ha infranto i patti, chi ha sperato in alleanze proficue con indigeni, chi ha sacrificato quanto di più caro, come Evandro, chi come Telemaco è partito verso città invisibili alla ricerca di qualcosa che suonasse famigliare, chi come Cassandra ha urlato le sue profezie senza che nessuno le credesse. C’è lo studente-Ettore che puntualmente si è immolato per la patria con odi e cori a ringraziamento per il sacrifizio, c’è chi irato come Achille si è ritirato nella propria tenda. Abbiamo superato le insidie secessioniste tra Scilla e Cariddi, le malie di sirene invecchiate, i sogni premonitori, i cattivi presagi con aquile nere all’orizzonte, l’ira degli dei, la tracotanza, il furor. Ma chi è stato? Nessuno! Un mostro impazzito si aggira tra noi, il suo nome è… Nessuno.

    Sarebbe stato meglio, forse, battere la ritirata in attesa di un nuovo settembre e nuovi propositi da declinare o per pigrizia o per noia? No, abbiamo continuato la navigazione a vista rinunciando al mare alto.

    Hanno fatto da sfondo cucine di legno chiaro o scuro con mamme che passavano l’aspirapolvere o scodellavano, armadi gialli, verdi, viola, finestre assolate o laboratori senza tende. Anche agili felini hanno fatto incursione sulle tastiere dei PC. I nostri rematori sono passati dai pigiami di pile con schiena ai termosifoni alle maglie corte sui terrazzi con il verde e i mosconi. Abbiamo corretto foto, non prima di averle scaricate, capovolte, ingrandite, affrontato le tempeste digitali, le connessioni lente e frastagliate come la costiera amalfitana o veloci e aperte come il Mare oltre le Colonne d’Ercole.

    Quel che conta, ragazzi, è essere arrivati in porto, al riparo da lusinghe di partenze improvvisate come pure da ormeggi prolungati. La prodezza intrepida e avventata ai naviganti sono dannose almeno quanto la sosta e l’inattività.

    Abbiamo condotto barche squassate, agili e veloci, cigolanti, stanche, con le vele ammainate o strappate. Nel viaggio qualcuno si è perso, altri hanno saldato la loro identità, qualcuno si è trovato o ritrovato. Tra noi uno schermo, una luce soffusa, tende svolazzanti alla brezza che dalle finestre aperte entrava con voli di fogli e idee.

    Il cuore è stato altrove. Ha sostato in porti antichi e dimessi con spiagge di sabbia finissima, tra conchiglie in poltiglia e bottiglie con cartigli arrotolati da pirati innamorati.

    Noi siamo pronti a tornare in patria o a fondarne una nuova che riporti di nuovo al centro la migliore classe di rematori scelti.

    E voi? Come trascorrerete la vostra estate? Settembre sembrerà lontanissimo, poi agosto finirà senza piogge, la nostalgia riprenderà il sopravvento e, forse, vi sentirete così ordinari …oppure, come Gambardella, all’alba, da un magnifico terrazzo che si affaccia sulla città eterna, potrete contemplare gru in sosta prima del loro viaggio di migrazione alla ricerca di lidi esotici. Sorseggiando un caffè bollente, la vecchia suor Maria vi spiegherà che le radici sono importanti.

    - Per volare, aggiungerei, come le gru che al primo soffio si librano su Roma confondendosi con i colori del cielo e puntano alla loro meta perché “Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario: ecco la sua forza, va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose: è tutto inventato”. E noi ci siamo dentro, Odisseo ed Enea sono inventati quanto noi. La loro grande bellezza è stata celebrata da versi epici, una storia li ha consacrati, la stessa che consacrerà le nostre storie, le nostre lezioni se avremo la capacità di trasformarle in canto.

    Il viaggio che attende voi, naviganti semi-esperti, non sarà meno avventuroso di quello che avete appena concluso.

    Noi assicuriamo la stella polare; sono vostri la rotta, i riti propiziatori, l’equipaggio, la meta.

     

    Mariella Di Brigida


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