Le olimpiadi di matematica: gara di vita! - Riflessioni di una professoressa
 
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    Le olimpiadi di matematica: gara di vita!

    Riflessioni di una professoressa

    Io prof, vedo i ragazzi impegnarsi per perseguire un obiettivo, studiare con sudore e dedizione, allenarsi, prepararsi al meglio delle proprie capacità, diventare un team coeso e affiatato. Vedo i ragazzi arrivare al momento della gara, una gara diversa, una gara al tempo del Covid-19. Quello che sarebbe dovuto essere un lavoro di gruppo in presenza diventa un lavoro di gruppo a distanza! Ma loro si adattano subito con resilienza e si armano di un sano spirito di competizione.

    Assisto alla gara. Loro sono lì che pensano, calcolano, analizzano, giocano con i numeri. Subito arrivano i primi problemi. “Prof...prof, non riusciamo ad inserire i risultati". Forse le chiamano Olimpiadi anche per questo motivo, una corsa ad ostacoli! Intervengo subito. Chiamo la responsabile della gara, risolviamo, andiamo avanti. Altri impedimenti lungo il percorso, ma non ci perdiamo d’animo. Loro con problemi di matematica, io con problemi logistici. Altre squadre si lamentano, tutti sulla stessa barca! Dopo la corsa ad ostacoli arriva la regata. Ultimi sforzi, la gara è finta. Siamo secondi ad un soffio dai primi classificati. Gioia immensa, adrenalina a mille. Che bella soddisfazione, siamo qualificati per la gara nazionale! E secondi ci rimaniamo fino a mezzanotte. Il primo ricorso dà ragione ai terzi classificati che ci scavalcano. Ma come è possibile? Anche noi abbiamo avuto problemi durante la gara.

    Mi rimbocco le maniche, adesso tocca a me. Arrivano i messaggi, le mail, le chiamate. Una gara diplomatica a distanza. Il tutto amplificato dalla stanchezza della giornata, dagli altri impegni, personali e lavorativi. Avverto una sensazione di pesantezza nel cuore e nella testa. Senso di rabbia, amarezza, sconforto per questa brutta caduta. Cerco le colpe, credo che qualcuno ci abbia messo lo sgambetto, ognuno torna nel suo orto, nel suo campanilismo. Penso quasi ad un’ ingiustizia, visto che abbiamo giocato pulito. Ma non ci resta che aspettare. Venti ore come terzi classificati.

    Poi iniziano ad arrivare i complimenti. Leggo il primo messaggio, consulto il sito, mi stropiccio gli occhi. C’è stato un ulteriore ricalcolo dei punteggi: siamo PRIMI, primi in maniera definitiva! Ho il cuore a mille, le lacrime agli occhi e un sorriso stampato in faccia. Devo dirlo al capitano, subito. Lui mi anticipa, ha già visto. Gioiamo insieme. Mi vengono in mente mille pensieri e torno nella mia realtà di inguaribile romantica. Mi riprometto di raccontare questa storia ai ragazzi, per continuare ad insegnare loro che, qualsiasi obiettivo vogliano perseguire, devono farlo al massimo delle loro forze, devono lottare per realizzare il proprio sogno con lo studio e la passione. Non ci si improvvisa vincitori, non si diventa eroi per caso.

    E poi l’epilogo. Altre telefonate, chiarimenti. Quelli che fino ad allora erano i nostri avversari diventano amici. Una regata che diventa un’unica arca dell’alleanza. Torno a riflettere, in fondo i ragazzi sono tutti uguali: nord-sud, bianco-nero, povero-ricco, che differenza c’è? Tutti scrutano l’orizzonte, cercano di guardare al di là della siepe. E allora il mio augurio diventa universale: perseguite i vostri sogni perché come le stelle non sono puntini brillanti ma gigantesche palle di fuoco, così la vita che sembra difficile e piena di ostacoli, in realtà è degna di essere vissuta a pieno! Ad maiora!

     

    Simona Ialacci


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